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Stati Uniti verso l’ora legale permanente: la Camera approva lo stop al cambio semestrale

15 lug
Tempo di lettura: 2 min

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato con un ampio consenso bipartisan la proposta di legge destinata a rendere permanente l’ora legale nella maggior parte del Paese, eliminando il tradizionale spostamento delle lancette due volte all’anno. Il provvedimento, denominato Sunshine Protection Act, ha ottenuto 308 voti favorevoli e 117 contrari e passa ora all’esame del Senato, dove iniziative analoghe si sono già arenate in passato. La riforma prevede che gli Stati che attualmente adottano l’ora legale mantengano gli orologi avanti di sessanta minuti anche durante i mesi invernali, con tramonti più tardivi ma albe posticipate. Hawaii e gran parte dell’Arizona, che già osservano stabilmente l’ora solare, potrebbero conservare il sistema attuale. Il sostegno della Casa Bianca e del presidente Donald Trump rafforza le possibilità di approvazione definitiva, ma il testo dovrà superare un confronto ancora aperto sugli effetti sanitari, economici e sociali della scelta.


La proposta nasce dalla crescente insofferenza degli americani verso il cambio dell’ora effettuato in primavera e in autunno. I sostenitori ritengono che l’eliminazione della variazione semestrale possa ridurre disturbi del sonno, errori sul lavoro, incidenti stradali e difficoltà organizzative per famiglie e imprese. L’ora legale permanente garantirebbe inoltre una maggiore quantità di luce nelle ore serali, favorendo attività commerciali, turismo, sport all’aperto e consumi nei settori della ristorazione e dell’intrattenimento. Per molti parlamentari il sistema attuale sarebbe ormai superato, anche perché la società contemporanea dipende meno dalla luce naturale rispetto al passato e utilizza reti digitali, trasporti e servizi che operano senza interruzioni. L’opinione pubblica appare ampiamente favorevole all’abbandono del doppio cambio, anche se non esiste lo stesso consenso sulla scelta tra ora legale e ora solare permanente.


Le principali critiche arrivano dal mondo della medicina del sonno, secondo cui l’ora solare sarebbe maggiormente coerente con i ritmi circadiani dell’organismo umano. Con l’ora legale mantenuta durante l’inverno, in numerose città il sole sorgerebbe dopo le otto del mattino, costringendo studenti, lavoratori e pendolari a iniziare le proprie attività al buio. Gli esperti temono effetti sulla qualità del riposo, sulla concentrazione e sulla salute cardiovascolare, soprattutto per bambini e adolescenti. Anche il settore agricolo e alcune organizzazioni scolastiche esprimono preoccupazione per gli orari più bui nelle prime ore della giornata. Gli Stati Uniti hanno già sperimentato brevemente l’ora legale permanente durante la crisi energetica degli anni Settanta, ma la misura venne ridimensionata dopo pochi mesi proprio a causa delle proteste legate alle mattine invernali particolarmente oscure.


Il passaggio parlamentare riapre anche il tema dell’uniformità dei fusi orari americani. L’Uniform Time Act del 1966 consente agli Stati di rinunciare all’ora legale e mantenere l’ora solare per tutto l’anno, ma non permette loro di adottare autonomamente l’ora legale permanente. Negli ultimi anni numerosi Stati hanno approvato norme condizionate a una modifica della legislazione federale, segnalando la volontà di interrompere il cambio stagionale. La nuova legge supererebbe questo ostacolo e renderebbe omogeneo il sistema nella maggior parte del territorio nazionale, pur lasciando alcune eccezioni. Il Senato dovrà ora decidere se sostenere la soluzione scelta dalla Camera o riaprire il confronto sull’alternativa dell’ora solare permanente, mentre compagnie aeree, trasporti, mercati finanziari e imprese tecnologiche valutano gli adeguamenti necessari per coordinare calendari, sistemi informatici e rapporti con i Paesi che continueranno a modificare l’orario nel corso dell’anno.

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