Stati Uniti, lo shutdown imposto da Trump paralizza il traffico aereo: 44mila voli cancellati e 40 aeroporti fermi
- piscitellidaniel
- 6 nov
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Lo shutdown federale decretato dall’amministrazione Trump ha provocato un blocco senza precedenti del traffico aereo negli Stati Uniti, con oltre 44mila voli cancellati e 40 aeroporti costretti a sospendere o ridurre drasticamente le operazioni. L’impatto della crisi istituzionale si è esteso a tutto il sistema di trasporto nazionale, generando ritardi, congestioni e perdite economiche ingenti per compagnie aeree, passeggeri e imprese. Il provvedimento di chiusura parziale delle attività governative, conseguenza diretta del mancato accordo tra Casa Bianca e Congresso sul bilancio federale, ha interrotto il finanziamento alle agenzie federali responsabili della sicurezza e del controllo del traffico aereo, lasciando a casa migliaia di dipendenti essenziali.
Secondo i dati diffusi dalle autorità aeroportuali, la Federal Aviation Administration ha dovuto ridurre al minimo i servizi di controllo e monitoraggio, mantenendo in funzione solo le torri di controllo principali e i sistemi automatizzati di gestione del traffico. L’assenza di personale specializzato, sommata alla sospensione dei servizi di sicurezza aeroportuale, ha costretto numerosi scali a interrompere i voli nazionali e internazionali per ragioni di sicurezza. Grandi hub come New York, Los Angeles, Chicago e Dallas hanno registrato cancellazioni di massa e chiusure temporanee di terminal, mentre aeroporti di minori dimensioni, privi di autonomia operativa, sono rimasti completamente fermi. La situazione ha determinato il caos nei trasporti interni, paralizzando anche le connessioni ferroviarie e i servizi di trasporto pubblico collegati agli aeroporti.
Le compagnie aeree hanno reagito attivando piani di emergenza, ma la mancanza di comunicazioni ufficiali da parte delle autorità federali ha complicato la gestione logistica. Le cancellazioni hanno generato disagi per milioni di passeggeri e perdite economiche per oltre un miliardo di dollari al giorno, secondo le stime delle associazioni di categoria. Alcuni vettori hanno dirottato i voli su aeroporti canadesi e messicani per consentire il rientro dei passeggeri internazionali, mentre altri hanno sospeso intere tratte in attesa di chiarimenti. La Transportation Security Administration, colpita anch’essa dal blocco, non è stata in grado di garantire i controlli standard di sicurezza nei punti di imbarco, portando alla decisione di chiudere diversi scali per mancanza di personale autorizzato.
La crisi politica alla base dello shutdown deriva dal mancato accordo tra il presidente e il Congresso sul pacchetto di bilancio federale, in particolare sui fondi destinati alla sicurezza nazionale e alla gestione dell’immigrazione. Trump ha scelto di sospendere parzialmente l’attività del governo federale dopo il veto dei parlamentari democratici a un emendamento che avrebbe aumentato i finanziamenti per la costruzione di nuove infrastrutture di sicurezza ai confini. La misura, entrata in vigore con effetto immediato, ha bloccato i fondi per numerose agenzie pubbliche, tra cui quelle responsabili dei servizi di aviazione, trasporto, dogane e sicurezza interna. Migliaia di dipendenti pubblici sono stati messi in congedo forzato senza retribuzione, mentre altri sono stati costretti a lavorare senza garanzia di pagamento, in attesa di una soluzione politica.
L’impatto più evidente si è registrato nel settore aereo, considerato vitale per l’economia statunitense. Oltre ai voli cancellati, sono state sospese le manutenzioni ordinarie delle piste e le verifiche tecniche di sicurezza su radar e sistemi di controllo, aumentando il rischio di guasti e incidenti. Gli aeroporti di Atlanta e Miami hanno segnalato carenze di carburante a causa della mancata autorizzazione dei trasporti, mentre in altri scali si sono formate code di passeggeri in attesa di informazioni. Gli equipaggi e il personale di terra hanno denunciato turni prolungati e carenza di supporto tecnico. Le associazioni dei controllori di volo hanno avvertito che la situazione non potrà essere mantenuta ancora a lungo senza compromettere la sicurezza del traffico.
La paralisi del sistema aereo ha avuto effetti a catena sull’intera economia nazionale. Le aziende del turismo, le catene alberghiere e il settore del commercio hanno subito forti perdite per l’impossibilità di gestire prenotazioni e spostamenti. Le borse americane hanno reagito con flessioni immediate dei titoli delle compagnie aeree, mentre i principali indicatori economici mostrano un rallentamento della fiducia dei consumatori. Anche i mercati internazionali guardano con preoccupazione al blocco, temendo ripercussioni sulle catene di approvvigionamento e sul traffico merci, che negli Stati Uniti si basa in larga parte sul trasporto aereo.
Dal punto di vista politico, la vicenda rappresenta un ulteriore scontro istituzionale fra Casa Bianca e Congresso, accentuando le divisioni interne e alimentando le tensioni sociali. Le proteste dei lavoratori federali e dei passeggeri rimasti bloccati negli aeroporti si moltiplicano in tutto il Paese, con richieste di intervento immediato e pressioni su entrambe le parti politiche per trovare un compromesso. Lo shutdown, che inizialmente doveva essere temporaneo, rischia di prolungarsi e di aggravare le conseguenze economiche e infrastrutturali. L’intero sistema del trasporto aereo statunitense appare in bilico, in attesa che la politica ponga fine a una crisi che ha messo in luce la fragilità di un settore strategico dipendente dal sostegno pubblico e dalla stabilità istituzionale.

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