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Stati Uniti-Canada, nuova escalation commerciale: stop americano ad alcol, latticini e moto

9 set
Tempo di lettura: 3 min

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada entra in una fase ancora più dura. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha deciso di vietare l’importazione negli Usa di alcune categorie di prodotti canadesi, colpendo in particolare gran parte delle bevande alcoliche, alcuni prodotti lattiero-caseari e le motociclette. Le nuove restrizioni entreranno in vigore il 29 settembre, mentre per altre merci, tra cui materassi, imbarcazioni a motore e golf cart, scatterà già dal 15 settembre una sovrattassa del 50%. Washington presenta le misure come una risposta alle politiche commerciali di Ottawa e alle nuove tariffe canadesi sulle merci statunitensi, trasformando una disputa tariffaria in uno scontro sempre più esteso sull’accesso reciproco ai mercati.


La decisione americana arriva dopo il fallimento dei negoziati commerciali tra i due Paesi e l’entrata in vigore di dazi canadesi per circa 20 miliardi di dollari su prodotti provenienti dagli Stati Uniti. Il rappresentante americano per il Commercio, Jamieson Greer, ha accusato Ottawa di aver abbandonato un accordo che, secondo Washington, avrebbe garantito condizioni particolarmente favorevoli al Canada. La Casa Bianca contesta soprattutto il sistema canadese di gestione dell’offerta nel comparto lattiero-caseario, le restrizioni applicate ad alcuni veicoli americani e le iniziative adottate dalle province contro gli alcolici statunitensi. Da qui la scelta di rispondere con divieti mirati anziché limitarsi a un ulteriore aumento generalizzato delle tariffe.


Uno dei fronti più simbolici è quello degli alcolici. Diverse province canadesi avevano già limitato o escluso dagli scaffali i prodotti statunitensi in risposta alle precedenti misure commerciali americane. Washington ha ora deciso di replicare colpendo le bevande provenienti dal Canada. La controversia mostra come il conflitto stia coinvolgendo non soltanto grandi industrie strategiche, ma anche beni di consumo immediatamente riconoscibili dai cittadini. La pressione economica assume così anche una forte dimensione politica, perché produttori, distributori e lavoratori delle aree interessate possono diventare parte attiva dello scontro tra i due governi.


La Casa Bianca ha inoltre esteso la pressione agli appalti federali. Trump ha ordinato all’amministrazione responsabile degli acquisti pubblici di escludere i prodotti di origine canadese dai contratti governativi di lungo periodo fino a quando, secondo gli Stati Uniti, non sarà garantito un accesso pienamente reciproco alle imprese americane. È un passaggio significativo perché amplia il terreno della disputa oltre il commercio tradizionale. L’accesso alla domanda pubblica diventa uno strumento negoziale, mentre Washington lega sempre più apertamente la propria politica commerciale al principio di reciprocità sostenuto dall’amministrazione Trump.


La risposta canadese resta ferma. Il primo ministro Mark Carney ha difeso le contromisure adottate dal proprio governo e punta a ridurre nel tempo la forte dipendenza economica dagli Stati Uniti. Per Ottawa la strategia passa anche attraverso una maggiore diversificazione dei mercati di destinazione e il rafforzamento delle relazioni con partner alternativi, a cominciare dall’Unione europea. Il Canada rimane profondamente integrato con l’economia statunitense attraverso energia, industria automobilistica, agricoltura e numerose catene produttive transfrontaliere, ma proprio questa integrazione rende una guerra commerciale prolungata potenzialmente costosa per entrambe le parti.


Le restrizioni sulle motociclette e sui prodotti lattiero-caseari aggiungono infatti nuovi settori a una disputa già capace di incidere sulle decisioni delle imprese. Le aziende devono valutare possibili aumenti dei costi, riorganizzazioni delle catene di approvvigionamento e una maggiore incertezza sulla possibilità di vendere liberamente nel mercato confinante. Per alcune produzioni altamente integrate tra Stati Uniti e Canada, una barriera commerciale può generare conseguenze che attraversano più volte il confine, coinvolgendo componenti, lavorazioni intermedie e prodotti finiti. Il rischio è che la protezione accordata a un settore finisca per aumentare i costi sostenuti da altre imprese nazionali.


La nuova escalation segna quindi un ulteriore deterioramento di uno dei rapporti economici storicamente più stretti del Nord America. Dazi, divieti alle importazioni e restrizioni negli appalti pubblici stanno progressivamente sostituendo il confronto negoziale, mentre imprese e consumatori devono adattarsi a un quadro commerciale sempre meno prevedibile. Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore delle nuove misure, l’attenzione si sposta sulle eventuali contromosse di Ottawa e sulla possibilità che lo scontro si estenda ad altri settori strategici, aumentando ulteriormente il costo economico della frattura tra i due Paesi.

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