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Sassonia-Anhalt, il voto delle imprese guarda all’AfD: la protesta economica sfida i timori su lavoro e investimenti

1 set
Tempo di lettura: 3 min

A pochi giorni dalle elezioni regionali del 6 settembre, la Sassonia-Anhalt è diventata uno dei principali laboratori politici della Germania. Alternative für Deutschland (AfD) viaggia intorno al 40% nei sondaggi e potrebbe affermarsi nettamente come primo partito, raccogliendo consensi anche in una parte del mondo imprenditoriale. Un sostegno che, secondo Thomas Brockmeier, amministratore delegato della Camera di commercio e dell’industria di Halle-Dessau, nasce spesso più dalla delusione verso i partiti tradizionali che da una piena adesione al programma economico dell’AfD. Tra piccoli e medi imprenditori pesano anni di crescita debole, burocrazia, costi energetici elevati e la sensazione che Berlino non abbia compreso fino in fondo le difficoltà dell’Est tedesco.


Il fenomeno appare particolarmente significativo perché la Sassonia-Anhalt continua a portare i segni delle trasformazioni successive alla riunificazione. Deindustrializzazione, perdita di popolazione e differenze salariali rispetto alle regioni occidentali hanno alimentato una diffusa percezione di marginalità. In questo contesto l’AfD intercetta la protesta promettendo meno vincoli burocratici, energia meno costosa e maggiore attenzione al Mittelstand, il tessuto delle piccole e medie imprese. Alcuni imprenditori vedono nel voto al partito uno strumento per inviare un segnale alle forze che hanno governato finora, anche quando le ragioni indicate per sostenerlo non coincidono direttamente con le misure contenute nel suo programma.


Proprio questa distanza alimenta però le preoccupazioni delle organizzazioni economiche. La regione affronta un grave problema di carenza di manodopera destinato ad aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. Secondo Brockmeier, nei prossimi sette-otto anni potrebbero mancare circa 100 mila lavoratori, rendendo indispensabile attrarre personale anche dall’estero. Una politica fortemente restrittiva sull’immigrazione rischierebbe quindi di entrare in conflitto con le esigenze concrete delle aziende. Il tema riguarda industria, edilizia, commercio, servizi e sanità: settori nei quali reperire lavoratori qualificati è già diventato uno dei principali ostacoli alla crescita.


Le perplessità aumentano osservando alcune proposte economiche dell’AfD. Il partito punta a ridimensionare le politiche climatiche, contesta diversi strumenti della transizione energetica e chiede un ritorno a fonti convenzionali. La Sassonia-Anhalt, tuttavia, ha costruito negli ultimi anni una parte importante della propria strategia industriale proprio sulle energie rinnovabili, con oltre il 60% dell’elettricità già proveniente da fonti verdi. Eolico, fotovoltaico, idrogeno e nuove infrastrutture energetiche hanno attirato investimenti e creato attività economiche che potrebbero risentire di un improvviso cambio di direzione politica. L’AfD sostiene invece che l’attuale modello abbia fatto aumentare i costi dell’energia e indebolito la competitività industriale, proponendo una revisione radicale delle politiche adottate da Berlino e Bruxelles.


Un altro punto delicato riguarda la capacità di attrarre capitali internazionali. Il cancelliere Friedrich Merz ha avvertito che una vittoria dell’AfD potrebbe scoraggiare nuovi investimenti esteri. Anche rappresentanti delle imprese locali segnalano un aumento dell’incertezza: non si registra ancora una fuga generalizzata di capitali, ma alcune aziende starebbero valutando con maggiore prudenza progetti e localizzazioni. Per una regione che ha bisogno di investimenti per compensare il declino demografico e rafforzare la propria base produttiva, la reputazione internazionale diventa un fattore economico concreto. La possibilità di attirare manager, tecnici e lavoratori stranieri è strettamente collegata alla percezione di apertura e stabilità del territorio.


Il contrasto emerge anche dalle valutazioni degli economisti. Stime elaborate dal DIW di Berlino indicano che l’applicazione di alcune delle principali proposte economiche attribuite all’AfD potrebbe determinare per la Sassonia-Anhalt una perdita media di circa 1.600 euro di reddito annuo pro capite e mettere a rischio circa 10 mila posti di lavoro. Il partito respinge queste analisi e sostiene che la riduzione degli oneri legati alla CO₂, una diversa politica energetica e la normalizzazione dei rapporti commerciali con la Russia produrrebbero invece un forte rilancio dell’economia. È proprio su questa contrapposizione che si concentra una parte decisiva della campagna elettorale.


Il voto delle imprese assume così un significato che supera i confini della regione. La crescita dell’AfD mostra quanto la protesta contro le condizioni economiche possa trasformarsi in consenso politico anche quando esiste una distanza tra le esigenze immediate degli imprenditori e alcune proposte del partito scelto. In Sassonia-Anhalt si confrontano quindi due letture opposte: da una parte chi considera l’AfD uno strumento per rompere gli equilibri esistenti e cambiare politica economica, dall’altra chi teme che immigrazione più restrittiva, tensioni con l’Unione europea e revisione della transizione energetica possano aggravare proprio i problemi che spingono oggi una parte degli imprenditori verso il voto di protesta.

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