Oxfam: per ricostruire Gaza servono 71 miliardi, il futuro deve essere guidato dai palestinesi
La ricostruzione della Striscia di Gaza richiederà investimenti stimati in 71 miliardi di dollari nel prossimo decennio e dovrà essere guidata direttamente dai palestinesi, con il sostegno della comunità internazionale ma senza modelli imposti dall'esterno. È questa la posizione espressa da Oxfam, che insieme ad alcuni istituti palestinesi di ricerca ha presentato un documento dedicato alle prospettive di recupero del territorio dopo oltre due anni di guerra. Secondo l'organizzazione umanitaria, la ricostruzione non può limitarsi al ripristino degli edifici e delle infrastrutture distrutte, ma deve comprendere anche il rilancio delle istituzioni, dell'economia, dei servizi pubblici e del tessuto sociale. L'obiettivo dichiarato è quello di restituire ai cittadini la possibilità di ricostruire il proprio futuro attraverso un processo fondato sull'autodeterminazione, sulla responsabilità delle autorità palestinesi e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Le stime economiche confermano la portata della devastazione provocata dal conflitto. Secondo le valutazioni elaborate con il contributo di Nazioni Unite, Unione europea e Banca Mondiale, i danni alle infrastrutture, alle abitazioni e alle attività economiche rendono necessari circa 71,4 miliardi di dollari per riportare Gaza a condizioni minime di funzionalità. Soltanto nei primi diciotto mesi saranno necessari oltre 26 miliardi per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire reti idriche ed elettriche, riattivare le strutture sanitarie e scolastiche e sostenere la ripresa economica. Tra i settori più colpiti figurano l'edilizia residenziale, la sanità, l'istruzione, il commercio e l'agricoltura, mentre centinaia di migliaia di abitazioni risultano distrutte o gravemente danneggiate.
Nel rapporto viene evidenziato che la ricostruzione non dovrebbe essere interpretata esclusivamente come un intervento finanziario. Oxfam sostiene infatti che il successo del processo dipenderà dalla capacità di garantire stabilità politica, continuità amministrativa e partecipazione delle istituzioni palestinesi nella definizione delle priorità. Secondo questa impostazione, qualsiasi piano di recupero rischierebbe di rivelarsi inefficace se non accompagnato da condizioni che consentano la libera circolazione delle persone, il ripristino delle attività economiche e il funzionamento delle amministrazioni locali. Il documento propone quindi una strategia che colleghi la rinascita della Striscia con il resto dei Territori palestinesi, valorizzando le competenze locali e favorendo un utilizzo trasparente delle risorse internazionali destinate alla ricostruzione.
La questione della ricostruzione resta strettamente legata agli sviluppi politici e diplomatici del conflitto. Le organizzazioni internazionali sottolineano che la disponibilità dei finanziamenti rappresenta soltanto uno degli elementi necessari per avviare un percorso stabile di ripresa. Saranno infatti determinanti anche le condizioni di sicurezza, il mantenimento di un accesso umanitario continuativo e la definizione di un quadro istituzionale condiviso che permetta l'attuazione degli interventi previsti. In questo contesto, la richiesta di affidare ai palestinesi il ruolo centrale nella gestione della ricostruzione riflette l'idea che il recupero di Gaza debba essere accompagnato da un processo di rafforzamento delle capacità amministrative e dello sviluppo economico locale, affinché gli ingenti investimenti previsti possano tradursi in una ricostruzione duratura e in una prospettiva di stabilità per la popolazione.





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