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Non solo Hormuz, la crisi si sposta sul Mar Rosso: l’attacco saudita agli Houthi riaccende il rischio Bab el-Mandeb

17 lug
Tempo di lettura: 3 min

La nuova escalation tra Arabia Saudita e ribelli Houthi riporta al centro della crisi mediorientale uno dei passaggi marittimi più delicati del commercio mondiale. Dopo l’attacco saudita contro l’aeroporto di Sana’a e la successiva risposta con missili e droni diretti verso il territorio del Regno, il rischio non riguarda più soltanto lo Stretto di Hormuz, già condizionato dallo scontro tra Iran e Stati Uniti. A entrare nello scenario è anche Bab el-Mandeb, il corridoio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e consente alle navi provenienti dall’Asia di raggiungere il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.


L’episodio che ha riaperto il fronte yemenita ha interrotto una fase di relativa calma durata quasi quattro anni. Riyad ha colpito l’aeroporto della capitale controllata dagli Houthi sostenendo di voler impedire l’arrivo di un velivolo iraniano, mentre il movimento sciita ha accusato l’Arabia Saudita di aver violato la tregua raggiunta nel 2022. La reazione è arrivata con il lancio di missili e droni verso l’aeroporto saudita di Abha e con nuove minacce contro infrastrutture civili, porti e impianti energetici. I vertici Houthi hanno evocato la possibilità di imporre un “assedio” al Regno e di colpire le rotte marittime utilizzate per le esportazioni saudite.


Il punto più sensibile è proprio Bab el-Mandeb. La sua eventuale chiusura, o anche soltanto una nuova campagna di attacchi contro le navi commerciali, costringerebbe molte compagnie a evitare il Mar Rosso e a deviare le rotte attorno al Capo di Buona Speranza. Una scelta che allunga i tempi di navigazione, aumenta il consumo di carburante, fa salire i costi assicurativi e riduce la disponibilità di navi e container. Gli effetti si trasferirebbero rapidamente sui prezzi delle merci, sulla logistica industriale e sulle catene di approvvigionamento europee, già sottoposte alle tensioni generate dal conflitto iraniano.


La minaccia assume un peso ancora maggiore perché il Mar Rosso è diventato una delle principali alternative allo Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita può trasportare parte del proprio petrolio dagli impianti orientali fino al porto di Yanbu, sulla costa occidentale, attraverso l’oleodotto East-West. Questa infrastruttura consente di aggirare Hormuz e di esportare il greggio attraverso il Mar Rosso. Se anche Bab el-Mandeb diventasse impraticabile, una quota importante di questa capacità alternativa perderebbe efficacia, esponendo il mercato energetico al rischio simultaneo di due strozzature strategiche.


Gli Houthi hanno già dimostrato di poter condizionare il traffico marittimo senza occupare fisicamente lo stretto. Tra il 2023 e il 2025 i loro attacchi con missili, droni e imbarcazioni esplosive contro mercantili e portacontainer hanno spinto numerosi operatori a sospendere i transiti nel Mar Rosso. Più di cento navi sono state prese di mira nel periodo più intenso delle operazioni, con conseguenze rilevanti sui premi assicurativi e sull’utilizzo del Canale di Suez. Anche una minaccia credibile, senza un blocco completo del passaggio, potrebbe quindi produrre un nuovo arretramento delle compagnie di navigazione.


La nuova tensione mette Riyad davanti a una scelta complessa. Dopo anni di guerra in Yemen, l’Arabia Saudita aveva cercato di ridurre il proprio coinvolgimento militare e di aprire un canale negoziale con gli Houthi, nel tentativo di proteggere le infrastrutture energetiche e favorire i progetti economici della Vision 2030. Un ritorno a operazioni su larga scala esporrebbe nuovamente aeroporti, raffinerie, porti e oleodotti sauditi agli attacchi, mentre una risposta limitata potrebbe essere interpretata dal movimento yemenita come un segnale di debolezza.


Sul confronto pesa anche il legame tra gli Houthi e l’Iran. Teheran considera il movimento uno strumento di pressione capace di estendere la crisi dal Golfo Persico al Mar Rosso, costringendo gli avversari a distribuire risorse militari su più fronti. Le minacce contro Bab el-Mandeb rafforzano così la strategia iraniana di trasformare i principali corridoi energetici e commerciali della regione in leve geopolitiche. La possibilità di colpire contemporaneamente Hormuz e il passaggio yemenita aumenterebbe il potere negoziale di Teheran, ma amplierebbe anche il rischio di una reazione internazionale.


Gli Stati Uniti e le potenze europee osservano con crescente preoccupazione l’evoluzione del confronto. Le missioni navali avviate negli ultimi anni hanno protetto una parte del traffico, ma non hanno eliminato la capacità degli Houthi di lanciare attacchi dalla costa yemenita. Una nuova crisi potrebbe richiedere il rafforzamento delle scorte militari, ulteriori operazioni contro le postazioni missilistiche e un maggiore coordinamento con Arabia Saudita, Egitto e Paesi del Corno d’Africa, mentre il traffico attraverso Suez tornerebbe a risentire di una situazione di insicurezza prolungata.


La riapertura del fronte yemenita trasforma quindi Bab el-Mandeb nel secondo grande punto critico della crisi energetica e commerciale. La sua importanza non dipende soltanto dal volume di petrolio che attraversa lo stretto, ma dal ruolo che il corridoio svolge per container, prodotti raffinati, gas e merci dirette verso l’Europa. La combinazione tra il blocco di Hormuz, le minacce degli Houthi e la risposta saudita potrebbe creare una pressione simultanea sui due lati della Penisola Arabica, moltiplicando gli effetti sui mercati e rendendo più fragile l’intero sistema delle rotte globali.

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