Medio Oriente, nuova escalation: Iran colpisce una base Usa in Giordania, gli Houthi attaccano l’Arabia Saudita
La guerra in Medio Oriente entra in una nuova fase di forte escalation, con il confronto tra Iran e Stati Uniti che si estende agli alleati regionali di Washington e riaccende contemporaneamente il fronte yemenita. Teheran ha rivendicato un attacco con missili balistici contro una base americana nei pressi di Al Azraq, nella Giordania orientale, mentre gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno lanciato una vasta offensiva con missili e droni contro diverse città dell’Arabia Saudita. L’allargamento delle operazioni militari aumenta il rischio che il conflitto coinvolga in maniera sempre più diretta i Paesi del Golfo, con conseguenze immediate sulla sicurezza delle rotte energetiche e sull’andamento del prezzo del petrolio.
L’attacco iraniano in Giordania è stato presentato dai Guardiani della Rivoluzione come una risposta alle operazioni condotte dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani. La presenza militare americana nel regno hashemita rappresenta da tempo uno dei pilastri della cooperazione strategica tra Washington e Amman. Gli Stati Uniti utilizzano diverse installazioni nel Paese, compresa la base aerea di Muwaffaq Salti, nell’area di Al Azraq. La Giordania si trova così in una posizione particolarmente delicata: alleata degli Stati Uniti e tradizionalmente orientata verso la stabilità regionale, è esposta direttamente alle conseguenze della crescente contrapposizione tra Washington e Teheran.
L’escalation arriva dopo nuovi scontri nel Golfo. Le forze statunitensi hanno dichiarato di aver distrutto cinque petroliere iraniane, presentando l’operazione come una risposta ai precedenti tentativi dei Guardiani della Rivoluzione di colpire unità della Marina americana con missili balistici. Teheran ha a sua volta rivendicato operazioni contro obiettivi navali e ha mantenuto alta la pressione intorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota rilevante delle forniture mondiali di petrolio e gas. La sicurezza della navigazione commerciale diventa quindi uno dei punti più sensibili dell’intera crisi, perché qualsiasi interruzione prolungata dei traffici avrebbe conseguenze globali sui prezzi dell’energia.
Contemporaneamente si è riaperto con forza il fronte tra Houthi e Arabia Saudita. I ribelli yemeniti hanno colpito quattro città nel sud del regno, utilizzando un’ampia combinazione di droni e missili. Gli attacchi hanno interessato Jizan, Najran, Abha e Khamis Mushait, provocando decine di feriti e raggiungendo anche infrastrutture energetiche. Si tratta di una delle offensive più significative condotte contro il territorio saudita negli ultimi anni e segna un netto deterioramento rispetto alla fase di relativa de-escalation che aveva caratterizzato i rapporti tra Riad e gli Houthi. Le autorità saudite hanno promesso una risposta, mentre il rischio è quello di una nuova intensificazione della guerra nello Yemen.
Il fronte yemenita assume un’importanza ancora maggiore per la sua vicinanza allo stretto di Bab el-Mandeb, altra arteria fondamentale del commercio mondiale. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso dovessero svilupparsi contemporaneamente, una parte considerevole delle esportazioni energetiche del Golfo e dei traffici tra Asia ed Europa potrebbe trovarsi esposta a rischi crescenti. Le compagnie di navigazione sarebbero costrette a valutare rotte alternative, con un aumento dei tempi e dei costi di trasporto. Le conseguenze si rifletterebbero non soltanto sul petrolio, ma anche sulle catene logistiche internazionali, sui prezzi delle merci e sulle prospettive dell’inflazione nelle principali economie.
I mercati energetici stanno già incorporando una parte di questa incertezza. Le quotazioni del Brent sono tornate sopra la soglia dei 100 dollari al barile in alcune fasi delle contrattazioni, risentendo sia delle operazioni contro le infrastrutture petrolifere sia dei timori per le esportazioni saudite e iraniane. L’Arabia Saudita rimane uno dei principali produttori mondiali e qualsiasi riduzione significativa della sua capacità di esportazione potrebbe rendere più difficile compensare eventuali interruzioni provenienti da altre aree della regione. Il conflitto assume così una dimensione economica globale, capace di incidere sulle politiche monetarie, sui costi industriali e sul potere d’acquisto delle famiglie.
La sequenza degli ultimi attacchi mostra soprattutto come i diversi teatri della crisi siano ormai sempre più collegati. Iran, Stati Uniti, Arabia Saudita, Giordania e Houthi si muovono all’interno di uno scenario nel quale un’azione militare produce rapidamente una risposta su un fronte differente. Per Washington diventa essenziale proteggere le proprie basi e garantire la sicurezza degli alleati, mentre Teheran utilizza sia le proprie capacità missilistiche sia la rete di gruppi regionali vicini all’Iran per aumentare la pressione. Riad, che negli ultimi anni aveva cercato di ridurre il coinvolgimento diretto nella guerra yemenita, si trova nuovamente esposta ad attacchi sul proprio territorio e contro infrastrutture strategiche, mentre la possibilità di contenere la crisi attraverso la diplomazia diventa più complessa con l’aumento simultaneo dei fronti militari.





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