Libano, l’allarme di Save the Children: oltre sette bambini al giorno uccisi o feriti in sei mesi
La nuova escalation militare in Libano sta producendo conseguenze sempre più pesanti sulla popolazione infantile. Secondo l’allarme lanciato da Save the Children, negli ultimi sei mesi più di sette bambini al giorno, in media, sono stati uccisi o feriti nel Paese. Un bilancio che restituisce la dimensione dell’emergenza umanitaria mentre gli attacchi continuano a coinvolgere aree abitate, infrastrutture civili e comunità già duramente provate da anni di instabilità economica e politica. L’organizzazione sottolinea come i minori siano esposti non soltanto alle conseguenze immediate delle operazioni militari, ma anche alla progressiva compromissione dei servizi indispensabili per la loro sicurezza e il loro sviluppo.
I dati raccolti indicano un forte aumento delle vittime più giovani rispetto alle precedenti fasi del conflitto. Save the Children riferisce che dal 2 marzo al 26 agosto 2026 almeno 1.300 bambini sono stati uccisi o feriti, sulla base delle informazioni diffuse dal ministero della Salute libanese. La media supera così i sette minori colpiti ogni giorno. Dietro la dimensione statistica ci sono famiglie costrette ad affrontare lutti, ferite permanenti e continui spostamenti, mentre il prolungarsi delle ostilità rende sempre più difficile individuare luoghi realmente sicuri. L’organizzazione umanitaria richiama inoltre l’attenzione sull’impatto psicologico della violenza, particolarmente grave per bambini che vivono per lunghi periodi sotto la minaccia di bombardamenti e nuovi sfollamenti.
Il problema riguarda infatti un sistema sociale già fortemente indebolito. Il Libano affronta da anni una grave crisi economica, con difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ai servizi essenziali. Le operazioni militari aggravano questa situazione, danneggiando strutture e interrompendo attività dalle quali dipendono migliaia di famiglie. Quando una comunità è costretta ad abbandonare la propria abitazione, i bambini possono perdere contemporaneamente casa, scuola, assistenza medica e reti familiari. Gli effetti diventano ancora più pesanti per i nuclei che disponevano già di risorse limitate o che erano stati precedentemente costretti a spostarsi.
Particolarmente delicata è la situazione dell’istruzione. Ogni nuova fase di combattimenti rischia di interrompere la frequenza scolastica e di aumentare il numero dei minori esclusi da percorsi educativi regolari. Le scuole possono essere chiuse, danneggiate oppure utilizzate per altre necessità legate all’emergenza, mentre gli spostamenti rendono difficile garantire continuità didattica. Per bambini e adolescenti, la scuola rappresenta però anche uno spazio di protezione e stabilità. La perdita prolungata di questa dimensione può avere conseguenze che vanno ben oltre la durata delle ostilità, aumentando vulnerabilità economica, isolamento e rischio di abbandono scolastico.
Save the Children richiama tutte le parti coinvolte al rispetto del diritto internazionale umanitario, chiedendo che i civili e le infrastrutture indispensabili alla popolazione siano protetti. L’organizzazione insiste sulla necessità di garantire un accesso umanitario sicuro e continuativo, affinché cibo, acqua, medicinali e servizi di protezione possano raggiungere le comunità più esposte. Un punto centrale riguarda la tutela specifica dei bambini, che nei conflitti armati rappresentano una delle categorie maggiormente vulnerabili e subiscono conseguenze sulle quali non hanno alcuna possibilità di incidere.
L’emergenza libanese si inserisce inoltre in un quadro regionale caratterizzato da una persistente instabilità mediorientale. La vicinanza geografica e politica con gli altri fronti di crisi rende particolarmente elevato il rischio che nuove tensioni producano ulteriori conseguenze sulla popolazione civile. Ogni ampliamento delle operazioni militari aumenta il numero degli sfollati e la pressione sulle strutture sanitarie e sulle organizzazioni umanitarie. La capacità di garantire assistenza dipende quindi anche dalla possibilità per gli operatori di muoversi in sicurezza e di mantenere aperti i canali di approvvigionamento.
Il dato di oltre sette bambini uccisi o feriti ogni giorno rappresenta così uno degli indicatori più drammatici del costo umano della crisi. Alle vittime direttamente colpite si aggiungono migliaia di minori esposti alla paura, alla perdita dei familiari, allo sfollamento e all’interruzione dei servizi essenziali. Per le organizzazioni impegnate sul territorio, la priorità resta garantire protezione e assistenza immediata, mentre il protrarsi delle ostilità continua a ridurre gli spazi di sicurezza disponibili per una popolazione infantile che sta pagando un prezzo sempre più elevato.





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