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La parola torna in piazza

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 51 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min
A Mantova il trentennale intreccia predicazione, testimonianza civile, protesta e giornalismo per ridare forza alla parola
A Mantova il trentennale intreccia predicazione, testimonianza civile, protesta e giornalismo per ridare forza alla parola

Nel trentesimo anno di Festivaletteratura, Mantova torna a mettere al centro la parola pronunciata in pubblico, quella che esce dai luoghi chiusi e incontra la città. Il percorso “La parola e la piazza” attraversa secoli di storia per interrogare un gesto antico: parlare davanti agli altri per convincere, testimoniare, denunciare, chiedere giustizia o costruire una comunità.

Il punto di partenza è la predicazione medievale. Nell’anno degli ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il Festival dedica un ciclo di incontri all’eredità della parola religiosa capace di uscire dalle chiese e rivolgersi a persone di ogni ceto. Michele Lodone e Luca Ughetti curano un itinerario che, attraverso Ildegarda di Bingen, Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Girolamo Savonarola, affronta temi attuali: la voce delle donne, il rapporto con il denaro, il confine tra obbedienza e dissenso, la paura della fine.

A questo nucleo si aggiunge Alessandro Barbero, chiamato a ricostruire Francesco attraverso il confronto tra le fonti. Il santo di Assisi emerge oltre le semplificazioni come una personalità complessa e carismatica.

La piazza del Festival è anche il luogo nel quale il dolore privato diventa discorso pubblico. Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin si incontreranno per la prima volta insieme a Mantova, accomunati dalla scelta di trasformare tragedie personali in una testimonianza contro la violenza sulle donne. Prendere la parola significa sottrarre una vicenda alla dimensione individuale e consegnarla alla responsabilità collettiva.

La stessa tensione attraversa l’incontro tra Marina Viola e Stefano Rulli, dedicato all’esperienza di vivere accanto a un figlio autistico, alla ricerca dell’autonomia e al ruolo dei genitori. Su un altro versante, la parola torna strumento di protesta e partecipazione democratica: Annalisa Camilli rifletterà sugli spazi oggi disponibili per il dissenso, mentre Caterina Carradori richiamerà le battaglie femministe nate intorno ai primi consultori autogestiti torinesi degli anni Settanta.

Alla piazza appartiene anche il giornalismo. “Meglio di un romanzo”, progetto dedicato ai nuovi talenti del giornalismo narrativo, torna con sessioni di pitching coordinate da Christian Elia e con Annalisa Camilli, Eugenio Cau, Simone Pieranni e Riccardo Staglianò. Il Festival porta inoltre l’esperienza di Lina Attalah, fondatrice di Mada Masr, testata indipendente egiziana, e la conferenza-spettacolo di Mauro Pescio dedicata a “Operazione Massacro”, la celebre inchiesta di Rodolfo Walsh sul terrorismo di Stato argentino degli anni Cinquanta.

Nel programma trova spazio anche Beppe Severgnini, chiamato a dialogare attraverso l’archivio della manifestazione con i giornalisti e i reporter che hanno animato Mantova in trent’anni di Festival. Dal Medioevo al giornalismo d’inchiesta, dalla testimonianza civile alla protesta, il filo resta lo stesso: la parola acquista forza quando entra nello spazio comune e si espone al confronto con gli altri.

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