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Giorgetti, il Pil può avvicinarsi all’1%: «Ora difendere la credibilità dell’Italia»

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 34 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min
A Cernobbio il ministro indica crescita oltre le attese, rigore sui conti, salari e demografia come priorità della manovra
A Cernobbio il ministro indica crescita oltre le attese, rigore sui conti, salari e demografia come priorità della manovra


Giancarlo Giorgetti chiude il Forum Teha di Cernobbio con un messaggio che combina prudenza sui conti e fiducia sulla tenuta dell’economia italiana. Il ministro dell’Economia parte dalla crescita: le previsioni del governo erano state fissate allo 0,6%, ma il dato acquisito è già allo 0,8% e, se gli indicatori continueranno nella direzione attuale, il Pil potrebbe avvicinarsi all’1% nel 2026. Un risultato che Giorgetti presenta senza enfasi, rivendicando la scelta di una linea cauta in una fase segnata da guerre, tensioni commerciali e forte incertezza internazionale.

La vera partita resta però quella della credibilità finanziaria. Giorgetti insiste sulla necessità di proteggere la capacità dell’Italia di finanziarsi sui mercati, ricordando che un Paese con un debito elevato deve continuamente convincere investitori e risparmiatori ad acquistare i propri titoli. La stabilità conquistata negli ultimi anni, sostiene, consente oggi di affrontare con maggiore solidità una possibile fase di tensione sui bond e sui tassi di interesse. È in questo quadro che il ministro definisce la propria impostazione “sovranismo pragmatico”: non promesse espansive senza coperture, ma difesa degli interessi nazionali attraverso la solidità dei conti e la fiducia dei mercati.

Un passaggio decisivo arriverà il 22 settembre con la verifica del rapporto tra deficit e Pil. Il confine del 3% resta centrale per capire se l’Italia potrà avvicinarsi all’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. Per il governo il risultato avrebbe un valore che va oltre il dato contabile, proprio mentre prende forma la prossima legge di Bilancio. Giorgetti avverte però che gli spazi eventualmente disponibili dovranno essere utilizzati senza disperdere il capitale di credibilità accumulato.

Il ministro richiama anche le imprese sul tema dei salari. Il governo, afferma, può intervenire con incentivi fiscali e contributivi, ma non può sostenere da solo l’aumento delle retribuzioni. Agli imprenditori chiede di considerare i salari come un investimento capace di innescare un ciclo virtuoso, trattenere competenze e rendere più competitivo il sistema produttivo. Il tema si lega alla crisi demografica: la riduzione della popolazione e la scarsità di giovani rischiano di diventare un limite strutturale per crescita, produttività e disponibilità di lavoratori qualificati. Anche per questo la manovra dovrà dedicare attenzione al cosiddetto “deserto demografico”.

Sul quadro internazionale prevale invece la preoccupazione. L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, continua a pagare gli effetti della guerra in Ucraina e delle tensioni in Medio Oriente. La perdita del gas russo e il ricorso a forniture alternative più costose incidono sulla competitività delle imprese e sulle scelte di politica economica. Giorgetti lega quindi energia, sicurezza e finanza pubblica in un unico problema: sostenere il sistema produttivo senza compromettere l’equilibrio dei conti e sostenere la competitività.

Da Cernobbio emerge così una linea precisa: crescita senza euforia, sostegno all’economia senza rinunciare alla disciplina finanziaria. Il Pil potrebbe sorprendere positivamente, ma per Giorgetti il risultato da difendere è la reputazione dell’Italia davanti ai mercati e ai partner europei. In una fase ancora carica di rischi, la prossima legge di Bilancio dovrà misurarsi con salari, demografia, energia e investimenti senza trasformare i nuovi margini in una corsa alla spesa.

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