Nordio a Cernobbio: «Giustizia più veloce, superati gli obiettivi PNRR»

Dal palco del Forum TEHA di Cernobbio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato al mondo dell’impresa un bilancio centrato sull’efficienza del sistema giudiziario. Il messaggio è che gli interventi legati al PNRR, insieme al rafforzamento degli organici e all’organizzazione degli uffici, avrebbero prodotto risultati superiori agli obiettivi inizialmente fissati.
Secondo i dati indicati dal Guardasigilli, i tempi di attesa sarebbero diminuiti del 50% nel settore civile e del 31% in quello penale. Il riferimento è al disposition time, l’indicatore utilizzato anche a livello europeo per stimare il tempo necessario a definire i procedimenti sulla base del rapporto tra cause pendenti e procedimenti conclusi. Gli obiettivi PNRR prevedevano, rispetto alla situazione del 2019, una riduzione del 40% nel civile e del 25% nel penale entro giugno 2026.
Nordio ha rivendicato anche l’abbattimento di oltre il 90% delle pendenze civili considerate dal Piano. Il dato, tuttavia, va letto nel perimetro tecnico previsto dal PNRR: il target riguarda specifici procedimenti pendenti al 31 dicembre 2022, individuati in base alla data di iscrizione nei Tribunali e nelle Corti d’appello, e non l’intero stock delle cause civili ancora aperte. È una distinzione essenziale per valutare correttamente la portata del risultato.
Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata agli organici. Il ministro ha ricordato che fino allo scorso anno i magistrati in servizio erano meno di 9 mila rispetto a una dotazione teorica di circa 10.500 unità. Il governo, ha spiegato, ha avviato quattro concorsi da 400 magistrati ciascuno e punta a colmare l’organico entro la fine dell’anno. Nella stessa strategia rientrano la stabilizzazione del personale dell’Ufficio per il processo, che coinvolge circa 10 mila addetti, quella della magistratura onoraria e nuove assunzioni di personale amministrativo e di polizia penitenziaria.
Per Nordio, l’efficienza della giustizia non è soltanto una questione interna all’amministrazione giudiziaria. Tempi più brevi e maggiore prevedibilità delle decisioni incidono direttamente sulla competitività del Paese, sulla capacità delle imprese di programmare gli investimenti e sulla fiducia degli operatori economici. È anche per questo che il tema è stato portato davanti alla platea di Cernobbio, composta da rappresentanti dell’economia, della finanza e delle istituzioni.
Il ministro è tornato anche sulla sconfitta della riforma costituzionale della giustizia al referendum del 22 e 23 marzo 2026. Il No ha prevalso con poco più del 53% dei voti validi, contro circa il 47% del Sì. Nordio ha definito il risultato doloroso e inatteso e ha riconosciuto che, dopo la bocciatura, sarà necessario molto tempo prima di poter riproporre una riforma della stessa portata. Il progetto prevedeva, tra l’altro, la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e una profonda revisione dell’autogoverno della magistratura.
Nel suo intervento è riemerso infine il tema del Codice penale del 1930. Nordio ha ricordato che il cosiddetto Codice Rocco reca le firme di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III, sottolineando il paradosso di un ordinamento che punisce la ricostituzione del partito fascista attraverso un testo nato durante il fascismo. Quel codice, tuttavia, è stato profondamente modificato nell’Italia repubblicana attraverso interventi legislativi e decisioni della Corte costituzionale, pur conservando ancora oggi l’impianto originario.






Commenti