Germania, la Sassonia-Anhalt al voto: l’AfD punta a uno storico governo regionale

La Sassonia-Anhalt vota in un’elezione regionale che può produrre un risultato senza precedenti nella Germania del dopoguerra. Alternative für Deutschland è accreditata intorno al 40% dei consensi, nettamente davanti alla Cdu, e punta a diventare il primo partito di estrema destra a conquistare la guida di un Land dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il voto rappresenta anche un test nazionale per il cancelliere Friedrich Merz e per la tenuta della tradizionale esclusione dell’AfD dalle alleanze di governo.
Il candidato dell’AfD, Ulrich Siegmund, ha costruito una campagna centrata su immigrazione, sicurezza, identità nazionale e critica alle politiche climatiche. I sondaggi citati alla vigilia del voto collocano il partito tra il 40 e il 42%, mentre la Cdu si muove attorno al 23%. Un successo netto non garantirebbe però automaticamente il governo: per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi l’AfD dovrebbe beneficiare anche della distribuzione dei voti tra le forze minori e dell’eventuale mancato superamento della soglia del 5% da parte di alcuni partiti.
Il nodo politico è il cosiddetto “Brandmauer”, il cordone sanitario con cui i principali partiti tedeschi escludono accordi con l’AfD. Se il partito arrivasse primo senza maggioranza assoluta, la Cdu potrebbe tentare una coalizione alternativa, ma la frammentazione del parlamento regionale renderebbe le combinazioni più difficili. Una maggioranza autonoma dell’AfD, invece, romperebbe l’equilibrio che finora ha impedito alla formazione di assumere la guida di un governo regionale.
La Sassonia-Anhalt ha inoltre competenze che toccano scuola, polizia, cultura, amministrazione e politiche energetiche. Un governo AfD avrebbe quindi effetti concreti oltre il valore simbolico del voto, e contribuirebbe a ridefinire la competizione politica tedesca in vista delle prossime elezioni regionali e delle federali del 2029. Il risultato misurerà quanto il radicamento dell’AfD nell’Est del Paese sia ormai traducibile in potere esecutivo.






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