top of page

La fame nel mondo cala lentamente, ma l’Africa supera l’Asia per numero di persone denutrite

21 lug
Tempo di lettura: 3 min

La fame nel mondo mostra timidi segnali di miglioramento, ma il quadro globale resta estremamente preoccupante. Secondo il nuovo rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI) 2026, realizzato congiuntamente da FAO, IFAD, UNICEF, Programma Alimentare Mondiale (WFP) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2025 la quota della popolazione mondiale colpita dalla denutrizione è diminuita per il terzo anno consecutivo, attestandosi al 7,8%, un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, i progressi risultano molto disomogenei e non sufficienti a raggiungere l'obiettivo dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite che punta a eliminare la fame entro la fine del decennio.


Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda il continente africano. Per la prima volta, l'Africa ha superato l'Asia nel numero assoluto di persone che soffrono la fame. Secondo il rapporto, circa 309 milioni di africani risultano in condizioni di denutrizione cronica, contro circa 292 milioni di asiatici. Il sorpasso non deriva da un peggioramento della percentuale di popolazione affamata in Africa, che ha registrato un lieve miglioramento, bensì dalla forte crescita demografica del continente, che continua ad aumentare il numero complessivo delle persone bisognose di assistenza alimentare. Le proiezioni indicano inoltre che entro il 2030 oltre la metà delle persone colpite dalla fame cronica nel mondo vivrà proprio in Africa.


Il rapporto evidenzia come le cause della insicurezza alimentare siano molteplici e spesso si sovrappongano. Conflitti armati, cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, rallentamento economico, inflazione alimentare e instabilità dei mercati continuano a compromettere la capacità di milioni di famiglie di accedere a un'alimentazione adeguata. Le crisi in diverse aree del Medio Oriente, del Sahel, del Corno d'Africa e del Sudan rappresentano alcuni dei principali fattori che alimentano l'emergenza umanitaria, mentre l'aumento dei prezzi dell'energia e dei trasporti continua a incidere sul costo dei prodotti alimentari in numerosi Paesi a basso reddito.


Accanto alla riduzione della fame cronica, permane un'altra criticità: il costo di una dieta sana. Secondo il rapporto, circa 2,69 miliardi di persone nel mondo non possono permettersi un'alimentazione equilibrata e nutrizionalmente adeguata. La situazione è particolarmente grave proprio in Africa, dove circa due terzi della popolazione non dispone delle risorse economiche necessarie per acquistare una dieta salutare. Le agenzie delle Nazioni Unite sottolineano che il problema non riguarda soltanto la disponibilità di cibo, ma anche la qualità nutrizionale degli alimenti e la capacità economica delle famiglie di accedervi.


Le differenze regionali risultano sempre più marcate. Mentre diverse aree dell'Asia meridionale e dell'America Latina hanno registrato miglioramenti grazie alla crescita economica, agli investimenti agricoli e all'ampliamento delle reti di protezione sociale, numerosi Paesi africani continuano a subire contemporaneamente gli effetti di guerre, siccità, alluvioni e fragilità istituzionali. Questa combinazione di fattori rende particolarmente difficile rafforzare la produzione agricola locale e costruire sistemi alimentari più resilienti. Secondo gli esperti delle agenzie ONU, saranno necessari investimenti consistenti nelle infrastrutture rurali, nella ricerca agricola, nell'accesso al credito e nell'adattamento ai cambiamenti climatici per invertire in modo duraturo questa tendenza.


Il rapporto richiama infine l'attenzione sul fatto che la semplice disponibilità di calorie non è più sufficiente a descrivere lo stato della sicurezza alimentare globale. La sfida consiste nel garantire a tutti l'accesso a un'alimentazione nutriente, varia e sostenibile, capace di prevenire sia la denutrizione sia le malattie legate a una cattiva alimentazione. Le organizzazioni delle Nazioni Unite avvertono che, senza un'accelerazione delle politiche di sostegno all'agricoltura, alla resilienza climatica e alla riduzione delle disuguaglianze economiche, il mondo rischia di arrivare al 2030 con oltre 500 milioni di persone ancora colpite dalla fame cronica, mantenendo lontano uno degli obiettivi fondamentali dello sviluppo sostenibile.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page