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Kiev colpisce le petroliere della flotta ombra russa: la guerra energetica si allarga nel Mar Nero

17 lug
Tempo di lettura: 3 min

L’Ucraina amplia la propria offensiva marittima e porta nel Mar Nero la campagna contro la cosiddetta flotta ombra russa, l’insieme di petroliere e navi commerciali utilizzate da Mosca per trasportare greggio, carburanti e altre merci aggirando le sanzioni occidentali. Secondo quanto riferito dai servizi di sicurezza ucraini, due petroliere sarebbero state colpite in un’operazione congiunta condotta con la Marina mediante droni navali, mentre gli aerei russi avrebbero tentato senza successo di intercettare i mezzi senza pilota. Kiev presenta le imbarcazioni come componenti operative della macchina bellica del Cremlino, perché impiegate non soltanto nell’esportazione di petrolio, ma anche nel rifornimento delle forze russe e dei territori occupati. Le informazioni sui danni e sull’esatta posizione delle navi restano difficili da verificare in modo indipendente, ma l’azione conferma la volontà ucraina di trasformare le rotte energetiche in un nuovo fronte della guerra, colpendo direttamente uno degli strumenti attraverso i quali la Russia finanzia e sostiene le proprie operazioni militari.


L’attacco segue una vasta campagna condotta nel Mar d’Azov e nelle acque vicine alla Crimea, dove le forze ucraine affermano di aver raggiunto decine di petroliere, mercantili, rimorchiatori e navi di supporto. Nel corso delle ultime operazioni, Kiev ha dichiarato di aver esteso gli attacchi a numerose unità presenti nel Mar Nero, comprese petroliere, metaniere e mezzi logistici. L’obiettivo strategico è duplice: interrompere l’afflusso di carburante verso la Crimea occupata e aumentare il costo economico delle esportazioni russe, costringendo armatori, assicuratori e intermediari a considerare l’area sempre più rischiosa. Anche senza affondare le navi, infatti, il danneggiamento degli scafi, la sospensione temporanea della navigazione e l’aumento dei premi assicurativi possono rallentare i trasporti, ridurre la disponibilità di tonnellaggio e rendere più complesso il funzionamento di una rete costruita per operare lontano dai circuiti commerciali più trasparenti.


La flotta ombra è cresciuta dopo l’introduzione del tetto occidentale al prezzo del petrolio russo e delle restrizioni sui servizi finanziari, assicurativi e marittimi collegati alle esportazioni di Mosca. È composta in larga parte da navi anziane, spesso registrate sotto bandiere di Paesi terzi, controllate attraverso società difficili da ricostruire e soggette a frequenti cambi di proprietà. Il sistema consente alla Russia di continuare a collocare il proprio greggio sui mercati internazionali, soprattutto in Asia, limitando l’effetto delle sanzioni e preservando una delle principali fonti di entrate per il bilancio statale. Colpendo queste unità, Kiev cerca di avvicinare la pressione militare a quella economica esercitata dagli alleati occidentali, ma apre anche una fase particolarmente delicata sul piano del diritto internazionale e della sicurezza della navigazione, perché alcune imbarcazioni possono trovarsi in acque frequentate da traffico civile o essere registrate formalmente in Stati estranei al conflitto.


L’allargamento delle operazioni nel Mar Nero accresce inoltre il rischio di una spirale di rappresaglie contro i porti e le infrastrutture commerciali ucraine. Mosca ha intensificato gli attacchi contro Odessa, i terminal marittimi e le strutture utilizzate per le esportazioni agricole, mentre Kiev punta a indebolire raffinerie, depositi, oleodotti e collegamenti navali russi. Questa guerra parallela sulle rotte economiche può produrre conseguenze ben oltre il campo di battaglia: il Mar Nero rimane essenziale per l’esportazione di cereali, fertilizzanti, petrolio e prodotti raffinati, e un aumento dell’insicurezza potrebbe spingere compagnie e assicuratori a ridurre ulteriormente le proprie attività. La pressione sulla flotta ombra diventa così parte di una strategia più ampia diretta a isolare la Crimea, limitare le risorse energetiche del Cremlino e dimostrare che anche le retrovie marittime considerate protette dalla Russia possono essere raggiunte dai sistemi senza pilota ucraini.

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