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Israele-Hezbollah, nuova escalation in Libano: raid dopo l’attacco con droni contro i militari

7 set
Tempo di lettura: 3 min

Torna ad aumentare pericolosamente la tensione nel Libano meridionale, dove Israele ha lanciato una nuova serie di raid in risposta ad attacchi con droni attribuiti a Hezbollah contro le proprie forze. Secondo l’esercito israeliano, due velivoli senza pilota sono stati diretti contro militari dell’Idf impegnati nella cosiddetta zona di sicurezza: uno dei droni sarebbe stato abbattuto e non risultano soldati israeliani feriti. Israele ha definito l’azione una violazione degli accordi di cessate il fuoco e ha risposto colpendo infrastrutture e uomini ritenuti collegati alla formazione sciita filo-iraniana. Le autorità libanesi hanno invece denunciato nuove vittime tra la popolazione e accusato Israele di alimentare una pericolosa escalation lungo un confine che, nonostante la tregua formalmente in vigore, continua a essere teatro di scontri.


I primi attacchi israeliani hanno interessato soprattutto l’area di Nabatiyeh, nel sud del Paese. Il ministero della Salute libanese ha inizialmente riferito di almeno quattro morti, tra i quali due donne, e di una ventina di feriti, comprese donne e bambini. Nelle ore successive il bilancio degli attacchi nell’area si è ulteriormente aggravato. Israele sostiene di avere preso di mira infrastrutture militari, depositi di armi e combattenti di Hezbollah individuati mentre trasferivano armamenti. Le autorità di Beirut contestano però duramente la condotta delle operazioni e sottolineano l’impatto dei bombardamenti sulle aree abitate. Il presidente libanese Joseph Aoun ha chiesto l’intervento degli Stati Uniti e della comunità internazionale per impedire che la nuova spirale di violenza comprometta definitivamente gli sforzi diplomatici.


Al centro del confronto rimane la presenza israeliana nella zona di sicurezza e, in particolare, il controllo di alcune posizioni strategiche nel sud del Libano. Tra queste assume crescente importanza l’altura di Ali al-Taher, un’area dominante nei pressi di Nabatiyeh nella quale Israele sostiene di aver individuato una vasta infrastruttura sotterranea utilizzata da Hezbollah. Proprio attorno a questa posizione si sono moltiplicati nelle ultime settimane attacchi con droni e operazioni militari. Hezbollah considera la permanenza delle forze israeliane una violazione della sovranità libanese, mentre Israele afferma che la propria presenza è necessaria per impedire alla milizia di ricostruire capacità offensive in prossimità del confine.


La fragilità della situazione emerge dal ripetersi degli episodi nonostante il cessate il fuoco raggiunto con la mediazione statunitense. L’intesa avrebbe dovuto aprire la strada alla riduzione delle ostilità e a un progressivo trasferimento del controllo delle aree meridionali alle istituzioni libanesi. Uno dei nodi più difficili rimane però il disarmo di Hezbollah, richiesto da Israele e sostenuto dagli Stati Uniti come condizione essenziale per una stabilizzazione duratura. La formazione sciita continua a opporsi a un disarmo unilaterale finché le forze israeliane manterranno posizioni sul territorio libanese, creando un meccanismo nel quale ciascuna parte considera le azioni dell’altra la giustificazione per conservare la propria capacità militare.


La nuova escalation assume un significato ancora più delicato per il ruolo dell’Iran, storico sostenitore politico e militare di Hezbollah. Ogni intensificazione degli scontri tra il movimento libanese e Israele rischia infatti di inserirsi nel confronto regionale tra Teheran e lo Stato ebraico, ampliando la portata di incidenti inizialmente circoscritti. L’utilizzo crescente dei droni esplosivi accentua inoltre l’instabilità: si tratta di sistemi relativamente economici e difficili da neutralizzare completamente, capaci di provocare una risposta militare molto più ampia rispetto alle dimensioni dell’attacco iniziale. È proprio questa sproporzione potenziale a rendere ogni episodio lungo il confine particolarmente rischioso.


Il confronto coinvolge direttamente anche il governo di Beirut, che deve conciliare la richiesta internazionale di rafforzare il controllo statale sul territorio con il peso politico e militare di Hezbollah. L’esercito libanese si è dichiarato disponibile ad assumere maggiori responsabilità nelle zone contese, ma il processo resta condizionato dal ritiro israeliano e dalla questione delle armi della milizia. La successione di attacchi e rappresaglie riduce gli spazi della diplomazia e aumenta contemporaneamente il rischio per la popolazione civile, soprattutto nei centri del sud già duramente colpiti dai precedenti combattimenti.


Il nuovo scambio di droni e raid aerei mostra così quanto il confine israelo-libanese rimanga lontano da una stabilizzazione effettiva. Israele ribadisce di voler eliminare ogni minaccia contro i propri militari e le comunità settentrionali, mentre Hezbollah continua a collegare le proprie azioni alla presenza israeliana in territorio libanese. Tra i due fronti resta un equilibrio estremamente precario, nel quale anche un singolo attacco può innescare una sequenza di rappresaglie e riportare rapidamente il Libano verso un conflitto di maggiore intensità.

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