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In Cina i chip Nvidia raggiungono prezzi record sul mercato nero: la corsa all’intelligenza artificiale sfida i divieti americani

24 giu
Tempo di lettura: 3 min

La domanda di chip per l’intelligenza artificiale in Cina continua a crescere a ritmi tali da alimentare un mercato parallelo sempre più esteso. Le più recenti restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’esportazione dei processori più avanzati di Nvidia non hanno infatti ridotto l’interesse delle aziende cinesi verso queste tecnologie. Al contrario, la scarsità di offerta ha provocato una forte impennata dei prezzi sul mercato nero, dove alcuni sistemi basati sui chip più avanzati del gruppo americano vengono venduti a valori superiori a quelli ufficiali praticati negli Stati Uniti. La situazione evidenzia come la competizione tecnologica tra Washington e Pechino stia producendo effetti inattesi, contribuendo alla nascita di canali alternativi di approvvigionamento e alimentando un mercato clandestino che continua a prosperare nonostante i controlli sempre più rigorosi.


Secondo diverse ricostruzioni, i sistemi DGX B300 di Nvidia, che integrano otto processori della nuova generazione Blackwell e sono vietati all’esportazione verso la Cina, vengono oggi scambiati a oltre 8 milioni di yuan, equivalenti a circa 1,1 milioni di dollari. Si tratta di una cifra più che doppia rispetto ai prezzi registrati pochi mesi fa e nettamente superiore ai valori ufficiali del mercato statunitense. Anche le workstation basate sui chip RTX 6000 Pro hanno registrato rincari eccezionali, passando da circa 50.000 yuan a oltre 130.000 yuan per unità. L’aumento dei prezzi riflette la combinazione tra una domanda molto elevata e la crescente difficoltà di reperire questi prodotti attraverso canali non autorizzati.


Alla base del fenomeno vi sono le restrizioni introdotte dagli Stati Uniti per limitare l’accesso della Cina alle tecnologie più avanzate nel campo dell’intelligenza artificiale. Washington considera infatti i semiconduttori di ultima generazione una componente strategica e ritiene che il loro utilizzo possa avere implicazioni non soltanto economiche ma anche militari. Negli ultimi anni l’amministrazione americana ha progressivamente ampliato il numero di chip soggetti a controlli all’esportazione, includendo modelli come H100, H200, B200 e B300. Tuttavia, la domanda da parte delle imprese cinesi impegnate nello sviluppo di modelli linguistici avanzati e applicazioni di intelligenza artificiale continua a essere estremamente elevata.


Il risultato è la nascita di una rete internazionale di intermediari che sfrutta canali indiretti per trasferire hardware verso il mercato cinese. Diverse inchieste hanno evidenziato come alcuni Paesi del Sud-Est asiatico siano diventati punti di transito per sistemi e componenti destinati successivamente alla Cina. Le autorità americane stanno intensificando i controlli e collaborano con governi alleati per limitare queste pratiche, ma gli elevati margini economici continuano a incentivare il fenomeno. Alcune stime indicano che nel corso degli ultimi anni siano entrati nel mercato cinese chip Nvidia per un valore complessivo di miliardi di dollari nonostante i divieti ufficiali.


La situazione mette in evidenza anche le difficoltà incontrate dalla Cina nel sostituire completamente la tecnologia americana con alternative nazionali. Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di una propria industria dei semiconduttori e promuove soluzioni come i processori Ascend di Huawei. Tuttavia, molte aziende continuano a preferire i prodotti Nvidia per le prestazioni, la maturità dell’ecosistema software e la compatibilità con le principali piattaforme utilizzate nell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Questa dipendenza contribuisce a mantenere elevata la domanda di chip americani anche in presenza di costi significativamente superiori.


L’aumento dei prezzi non riguarda soltanto l’acquisto dell’hardware. Anche il noleggio di capacità di calcolo basata su processori Nvidia ha registrato rincari significativi. Le società cinesi che sviluppano applicazioni di intelligenza artificiale sono spesso costrette a pagare tariffe più elevate per accedere a infrastrutture computazionali avanzate, con effetti diretti sui costi di sviluppo e sull’intero ecosistema tecnologico nazionale. In alcuni casi il costo dell’elaborazione AI in Cina ha raggiunto livelli superiori a quelli registrati negli Stati Uniti, un fenomeno insolito per un mercato tradizionalmente caratterizzato da costi più contenuti.


La vicenda dei chip Nvidia rappresenta uno dei simboli più evidenti della competizione tecnologica tra le due maggiori economie mondiali. Da una parte gli Stati Uniti cercano di limitare il trasferimento delle tecnologie considerate più sensibili; dall’altra la Cina continua a investire per ridurre la propria dipendenza dall’estero e sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il mercato nero che si è sviluppato attorno ai processori Nvidia dimostra come la domanda di capacità computazionale sia diventata una risorsa strategica globale e come la corsa all’AI stia modificando profondamente gli equilibri industriali, commerciali e geopolitici del settore tecnologico mondiale.

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