Electrolux conferma la chiusura di Cerreto d’Esi: 1.450 esuberi in Italia, i sindacati proclamano otto ore di sciopero
- piscitellidaniel
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La vertenza Electrolux torna al centro dell’attenzione dopo due giorni di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il gruppo ha confermato la decisione di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche, e ha presentato alcune modifiche al piano di riorganizzazione che riducono gli esuberi complessivi in Italia da 1.719 a circa 1.450 lavoratori. Un passo giudicato largamente insufficiente da Fim, Fiom e Uilm, che hanno risposto proclamando otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani e annunciando la prosecuzione dello stato di agitazione. Data e modalità della mobilitazione saranno definite dalle strutture sindacali, mentre viene richiesta una nuova convocazione del tavolo con il coinvolgimento diretto del ministro e delle Regioni interessate.
Il punto di maggiore frattura rimane il destino di Cerreto d’Esi, sito marchigiano specializzato nella produzione di cappe da cucina. La chiusura era stata annunciata già nella prima versione del piano industriale presentato a maggio e, nonostante il confronto avviato con istituzioni e rappresentanti dei lavoratori, Electrolux non ha modificato questa scelta. Per i sindacati il mantenimento dell’impianto rappresenta invece una condizione essenziale per arrivare a un’intesa complessiva. La fabbrica ha un peso che supera il numero degli addetti direttamente coinvolti, perché la sua eventuale scomparsa avrebbe conseguenze sull’indotto e sul tessuto industriale di un territorio nel quale la produzione di elettrodomestici ha rappresentato per decenni una componente importante dell’economia locale.
La riduzione degli esuberi rispetto ai 1.719 inizialmente prospettati non è bastata a riavvicinare le posizioni. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, ai circa 1.450 posti strutturalmente considerati in eccedenza si aggiunge il problema dei lavoratori a tempo determinato: 135 contratti in scadenza non sarebbero destinati al rinnovo. L’organico a tempo indeterminato sarebbe inoltre già passato da 4.279 dipendenti ad aprile a circa 4.200 ad agosto, mentre altri rapporti a termine si sono conclusi nei mesi precedenti. Il ridimensionamento coinvolge un sistema produttivo articolato su cinque stabilimenti: oltre a Cerreto d’Esi, sono interessati Porcia, Susegana, Forlì e Solaro, con ricadute differenti a seconda delle produzioni e dei programmi assegnati a ciascun sito.
Un secondo fronte particolarmente delicato riguarda l’organizzazione del lavoro. Electrolux avrebbe manifestato la volontà di superare gli accordi sindacali che stabiliscono, fabbrica per fabbrica, limiti alle cadenze delle linee e al numero massimo di prodotti realizzabili ogni ora. L’azienda punta a recuperare produttività e competitività anche attraverso un aumento della velocità delle linee, che in alcuni casi potrebbe raggiungere 140 pezzi all’ora, insieme a una maggiore concentrazione della produzione su un solo turno giornaliero. Le organizzazioni dei lavoratori considerano queste condizioni particolarmente pesanti, soprattutto perché accompagnate da una riduzione degli organici che rimane molto consistente.
Alla base della ristrutturazione c’è la difficile situazione del settore europeo degli elettrodomestici. Electrolux ha indicato tra i principali problemi la persistente debolezza della domanda, la crescente pressione competitiva, gli elevati costi industriali ed energetici e la necessità di semplificare la struttura produttiva. Nel confronto con il Governo è emerso anche il tema del Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. L’industria lamenta una situazione nella quale alcuni componenti importati sono sottoposti agli oneri ambientali europei mentre i prodotti finiti provenienti da Paesi extra-Ue possono trovarsi in condizioni concorrenziali differenti. Per il gruppo, competitività energetica, produttività del lavoro e condizioni commerciali rappresentano quindi elementi essenziali per modificare ulteriormente il piano.
La vertenza assume una dimensione nazionale perché riguarda uno dei grandi protagonisti storici della produzione di elettrodomestici in Italia. La riorganizzazione prevista non interessa soltanto l’occupazione immediata, ma pone interrogativi sulla quantità di produzione che resterà negli stabilimenti italiani e sulla loro capacità di attrarre nuovi investimenti. I sindacati chiedono per questo che il confronto non rimanga limitato alla gestione degli esuberi, ma affronti la prospettiva industriale dei singoli siti, con programmi produttivi, investimenti e garanzie occupazionali verificabili. La richiesta è quella di passare dal tavolo tecnico a un confronto politico più ampio, coinvolgendo direttamente Governo e amministrazioni regionali.
Le otto ore di sciopero rappresentano così il nuovo passaggio di una trattativa che, dopo mesi di negoziato, resta distante da una soluzione condivisa. Electrolux ha ridotto il numero degli esuberi rispetto alla proposta iniziale, ma ha mantenuto alcuni dei punti più contestati, a cominciare dalla chiusura di Cerreto d’Esi. Per i lavoratori dei cinque stabilimenti italiani si apre quindi una nuova fase di mobilitazione, mentre il confronto istituzionale dovrà stabilire quanto spazio esista ancora per modificare il piano e costruire una prospettiva industriale capace di conciliare competitività degli impianti e salvaguardia dell’occupazione.


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