Brexit, dall’Unione europea oltre 44 milioni all’Agenzia delle Dogane per i maggiori costi sostenuti
Arrivano dall’Unione europea oltre 44 milioni di euro destinati all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per compensare i maggiori costi sostenuti dall’amministrazione italiana in seguito alla Brexit. Le risorse sono state riconosciute nell’ambito della Brexit Adjustment Reserve, il fondo europeo creato per attenuare le conseguenze economiche, sociali e territoriali determinate dall’uscita del Regno Unito dall’Unione. Il finanziamento, già accreditato, riguarda le spese aggiuntive affrontate dall’Agenzia nel periodo compreso tra gennaio 2021 e settembre 2023, quando il nuovo assetto dei rapporti commerciali con Londra ha imposto un rafforzamento delle attività doganali e un significativo aumento degli adempimenti amministrativi.
L’uscita britannica dal mercato unico e dall’unione doganale ha infatti modificato radicalmente la gestione degli scambi tra Italia e Regno Unito. Operazioni che in precedenza avvenivano all’interno dello spazio comunitario sono diventate importazioni ed esportazioni verso un Paese terzo, con la conseguente necessità di presentare dichiarazioni doganali, verificare l’origine delle merci, applicare le nuove procedure previste dagli accordi tra Londra e Bruxelles e potenziare i controlli sui flussi commerciali. Per l’Agenzia delle Dogane questo cambiamento si è tradotto in un aumento del carico di lavoro e dei costi organizzativi, tecnologici e operativi necessari per garantire la continuità degli scambi e il rispetto delle nuove regole.
Proprio per documentare questo aggravio, la Direzione Dogane aveva avviato un percorso con l’allora Agenzia per la coesione territoriale, le cui competenze sono oggi confluite nel Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio. L’obiettivo era accedere a una parte delle risorse stanziate dalla Commissione europea attraverso la riserva di adeguamento alla Brexit. È stata quindi predisposta una specifica rendicontazione delle spese sostenute tra il 2021 e il settembre 2023, accompagnata da una convenzione e da una serie di verifiche necessarie per stabilire quali costi potessero essere effettivamente riconosciuti come conseguenza diretta del nuovo scenario determinato dal recesso britannico.
Il procedimento ha previsto tre livelli di controllo, attraverso i quali sono state esaminate e validate le spese presentate dall’amministrazione italiana. Al termine delle verifiche, la Commissione europea ha riconosciuto l’eleggibilità dei costi rendicontati, consentendo all’Agenzia di ottenere oltre 44 milioni di euro. Le somme hanno natura compensativa e non risultano sottoposte a uno specifico vincolo di destinazione. Questo significa che potranno essere utilizzate dall’ente nell’ambito delle proprie necessità organizzative e operative, nel rispetto delle regole di buona gestione finanziaria, rafforzando così la capacità dell’amministrazione di sostenere le proprie attività istituzionali.
La Brexit Adjustment Reserve era stata istituita proprio per distribuire tra gli Stati membri una parte dei costi provocati dal cambiamento dei rapporti economici con il Regno Unito. La separazione ha prodotto effetti molto diversi a seconda dell’intensità degli scambi commerciali, della vicinanza geografica e dell’esposizione dei singoli settori economici. Porti, aeroporti, imprese esportatrici e amministrazioni doganali hanno dovuto adattarsi rapidamente a procedure che non erano più quelle previste per gli scambi interni all’Unione. Nel caso italiano, il riconoscimento delle spese sostenute dall’Agenzia delle Dogane rappresenta quindi l’applicazione concreta di un meccanismo europeo pensato per evitare che i costi della nuova frontiera commerciale ricadessero integralmente sui bilanci nazionali.
Il rimborso assume inoltre un significato che va oltre la dimensione finanziaria. La gestione dei traffici con il Regno Unito ha richiesto un adeguamento strutturale delle procedure doganali, con maggiori controlli e un utilizzo crescente degli strumenti digitali per ridurre i tempi delle operazioni. Per le imprese italiane che esportano verso il mercato britannico, l’efficienza dell’amministrazione rappresenta un elemento essenziale per limitare ritardi e costi aggiuntivi. La capacità di gestire rapidamente dichiarazioni, verifiche e autorizzazioni incide direttamente sulla competitività delle aziende, soprattutto nei settori caratterizzati da filiere complesse o da merci che richiedono tempi di consegna particolarmente rapidi.
Gli oltre 44 milioni di euro riconosciuti dall’Unione europea restituiscono così una parte delle risorse impiegate dall’Italia per affrontare uno dei cambiamenti più rilevanti intervenuti nel commercio europeo degli ultimi anni. A distanza di tempo dall’uscita britannica, la Brexit continua infatti a produrre effetti amministrativi e finanziari concreti: i rapporti economici tra le due sponde della Manica proseguono, ma all’interno di un sistema nel quale dogane, controlli e certificazioni sono tornati a rappresentare elementi centrali degli scambi con il Regno Unito.


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