Accise carburanti, verso un’altra proroga: gli aiuti mirati slittano a ottobre
Il Governo si prepara a intervenire ancora sul caro carburanti, mentre il rialzo delle quotazioni petrolifere continua a trasferirsi sui prezzi alla pompa e rende difficile interrompere bruscamente le misure di sostegno. Dopo la proroga fino al 10 settembre dello sconto di 17 centesimi al litro sull’accisa applicata al gasolio, prende corpo l’ipotesi di un’ulteriore estensione temporanea. L’obiettivo è evitare che la fine immediata dell’agevolazione provochi un nuovo balzo del diesel, con conseguenze dirette sulle famiglie, sull’autotrasporto e sui costi delle imprese. Parallelamente, l’Esecutivo lavora a un sistema di aiuti mirati, destinato a sostituire progressivamente gli interventi generalizzati, ma la nuova architettura potrebbe diventare operativa soltanto nel corso di ottobre.
La pressione sui conti pubblici rende infatti sempre più difficile mantenere a lungo uno sconto rivolto indistintamente a tutti gli automobilisti. Gli interventi sulle accise adottati dal 19 marzo al 10 settembre 2026 hanno comportato un costo complessivo stimato in oltre 2 miliardi di euro. Circa 689 milioni sono stati coperti attraverso il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che utilizza parte del maggiore gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi energetici per finanziare temporaneamente la riduzione della tassazione sui carburanti. Le restanti risorse sono state reperite attraverso altre coperture di bilancio. Con il protrarsi della crisi energetica, tuttavia, la sostenibilità di interventi generalizzati diventa sempre più complessa e spinge il Governo verso strumenti maggiormente selettivi.
Il problema immediato resta il prezzo del gasolio. L’ultima proroga ha mantenuto fino al 10 settembre la riduzione di 17 centesimi al litro, mentre i listini hanno continuato a salire nonostante lo sconto fiscale. Nei primi giorni di settembre il diesel in modalità self sulla rete stradale nazionale aveva già superato 2,14 euro al litro, con valori ancora più elevati sulla rete autostradale. Senza un nuovo intervento, il ripristino integrale dell’accisa rischierebbe di produrre un ulteriore incremento immediatamente percepibile dagli automobilisti. Da qui la possibilità di un altro provvedimento ponte, necessario per guadagnare tempo mentre vengono definiti criteri, beneficiari e coperture della nuova strategia.
La prospettiva è quella di abbandonare gradualmente il modello dello sconto generalizzato per concentrare le risorse sui soggetti maggiormente esposti all’aumento dell’energia. Tra le categorie al centro del confronto figurano le famiglie con redditi più bassi, una parte del ceto medio e i settori produttivi nei quali il carburante rappresenta una componente particolarmente rilevante dei costi. L’autotrasporto è uno dei comparti più sensibili, perché un aumento persistente del diesel può riflettersi sull’intera catena logistica e successivamente sui prezzi dei beni trasportati. La definizione degli aiuti richiede però criteri capaci di individuare con precisione i destinatari, evitando che le risorse pubbliche vengano distribuite anche a chi dispone di una maggiore capacità di assorbire i rincari.
Sul tavolo pesa inoltre la necessità di verificare la compatibilità delle nuove misure con gli equilibri di finanza pubblica e con le regole europee. Un sostegno selettivo richiede infatti un impianto più articolato rispetto alla semplice riduzione dell’accisa alla pompa. Occorre stabilire soglie reddituali, modalità di erogazione e trattamento delle diverse categorie economiche, oltre a individuare risorse sufficienti per finanziare gli interventi. È proprio questa complessità a rendere probabile uno slittamento della piena operatività degli aiuti verso ottobre, lasciando aperta la necessità di mantenere ancora per un periodo limitato una protezione fiscale sui carburanti.
Il quadro internazionale aggiunge un ulteriore elemento di incertezza. Le quotazioni del petrolio sono tornate a muoversi su livelli elevati e ogni nuova tensione sui mercati energetici può tradursi rapidamente in aumenti dei prezzi di benzina e diesel. Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dall’importazione di materie prime energetiche, l’impatto non riguarda soltanto gli automobilisti: il costo dei carburanti entra nella struttura dei prezzi della logistica, dell’agricoltura, dell’industria e di numerosi servizi. Un rialzo prolungato può quindi alimentare nuove pressioni sull’inflazione, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e comprimendo i margini delle imprese.
La nuova proroga, se confermata, avrebbe dunque soprattutto la funzione di evitare uno shock immediato mentre viene preparato il passaggio verso una politica più selettiva. Dopo mesi di riduzioni temporanee delle accise, il Governo cerca di restringere progressivamente il perimetro degli interventi e di concentrare le risorse disponibili sulle fasce sociali e sulle attività economiche maggiormente vulnerabili. Il nodo delle prossime settimane sarà trovare un equilibrio tra la necessità di contenere il prezzo dei carburanti, la tutela dei redditi e l’esigenza di non trasformare una misura emergenziale in un costo permanente per il bilancio dello Stato.


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