Attacchi all’istruzione, l’allarme di Save the Children: +40% in due anni, milioni di minori senza scuole sicure
Gli attacchi all’istruzione nelle aree colpite dai conflitti stanno aumentando a un ritmo preoccupante. Nel biennio 2024-2025 gli episodi contro scuole, studenti e personale educativo sono cresciuti di oltre il 40% rispetto ai due anni precedenti, compromettendo il diritto allo studio di milioni di bambini. È l’allarme rilanciato da Save the Children in occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi armati. L’intensificazione delle guerre, il crescente impiego di armi esplosive nelle aree abitate e la presenza di ordigni inesplosi trasformano il percorso verso la scuola in un rischio quotidiano. Aule distrutte, edifici utilizzati come rifugi, insegnanti costretti a fuggire e famiglie che rinunciano a mandare i figli a lezione delineano una crisi educativa che accompagna quella umanitaria.
Tra le situazioni più drammatiche emerge quella della Striscia di Gaza, dove il 97,5% degli edifici scolastici risulta danneggiato. Circa 700 mila bambini in età scolare sono rimasti senza un accesso adeguato all’istruzione e circa 420 mila non dispongono ancora di forme di apprendimento in presenza. Anche in Cisgiordania la continuità scolastica è compromessa: operazioni militari, limitazioni agli spostamenti, demolizioni e violenze rendono difficile per oltre 834 mila studenti frequentare regolarmente le lezioni. La perdita della scuola non significa soltanto interrompere l’apprendimento. Nei contesti di guerra viene meno uno degli spazi fondamentali di protezione dell’infanzia, con conseguenze che possono riguardare sicurezza, salute mentale e possibilità future di inserimento sociale.
Un quadro altrettanto difficile riguarda il Libano, dove circa 100 mila bambini iniziano il nuovo anno scolastico senza avere un’aula nella quale studiare. Sfollamenti, chiusure degli istituti e utilizzo degli edifici scolastici come rifugi collettivi hanno aggravato una situazione già fragile. Per molti minori si tratta del settimo anno consecutivo caratterizzato da interruzioni del percorso educativo. La prolungata esclusione dalle lezioni aumenta il rischio di lavoro minorile, matrimoni precoci e sfruttamento, oltre ad alimentare conseguenze psicologiche destinate a protrarsi ben oltre la durata delle ostilità. La paura degli attacchi spinge inoltre numerose famiglie a considerare la permanenza a casa come l’unica alternativa possibile.
Nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei Paesi maggiormente interessati dagli attacchi contro l’istruzione, tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 354 attacchi contro le scuole. A giugno 2026 risultavano ancora chiusi 261 istituti a causa delle violenze, con quasi 98 mila bambini privati dell’accesso all’educazione. Anche il Sudan affronta un’emergenza educativa di enormi dimensioni: milioni di minori necessitano di sostegno e una parte consistente dei bambini in età scolare non è ancora riuscita a rientrare in classe. In situazioni simili la chiusura prolungata degli istituti rischia di trasformare un’emergenza temporanea in una perdita permanente di capitale umano, soprattutto quando le famiglie sono costrette a spostarsi ripetutamente o perdono qualsiasi fonte stabile di reddito.
Le conseguenze della guerra sull’istruzione sono evidenti anche in Ucraina. Quasi una scuola su cinque, pari al 19%, deve ricorrere a modalità miste tra presenza e didattica a distanza, mentre l’11% degli istituti può garantire esclusivamente lezioni da remoto, soprattutto per la vicinanza alla linea del fronte o per l’assenza di rifugi antiaerei adeguati. Gli attacchi contro i magazzini degli editori scolastici hanno inoltre provocato la distruzione di circa 1,2 milioni di libri di testo. Anche quando gli edifici rimangono utilizzabili, quindi, la guerra compromette materiali, trasporti, personale e continuità didattica, creando una generazione di studenti costretta ad adattare il proprio percorso formativo alle esigenze imposte dal conflitto.
Save the Children richiama l’attenzione anche sulla Safe Schools Declaration, l’impegno internazionale volto a rafforzare la protezione di studenti, insegnanti e strutture educative durante i conflitti armati. Le scuole sono strutture civili tutelate dal diritto internazionale umanitario e la loro protezione rappresenta una condizione essenziale per evitare che le conseguenze delle guerre continuino per generazioni. L’organizzazione chiede inoltre ai leader internazionali di garantire il rifinanziamento della Global Partnership for Education, indicando l’obiettivo di 5 miliardi di dollari per contribuire a offrire opportunità educative a circa 750 milioni di bambini in 96 Paesi entro il 2030. Nei contesti di crisi, mantenere aperto uno spazio educativo significa infatti offrire non soltanto lezioni, ma anche accesso a servizi sanitari, vaccinazioni, sostegno psicologico e luoghi relativamente sicuri nei quali proteggere i minori dagli effetti più gravi della guerra.


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