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Mercati sotto pressione, gas ai massimi da tre anni e petrolio oltre 100 dollari: l’Europa attende la Bce

6 minuti fa
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Giornata difficile per i mercati europei, stretti tra la nuova impennata dei prezzi dell’energia, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l’attesa per le decisioni della Banca centrale europea. Il prezzo del gas naturale ha raggiunto i livelli più elevati da gennaio 2023, mentre il Brent ha superato nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, alimentando il timore che lo shock energetico possa riaccendere l’inflazione proprio mentre le banche centrali stanno valutando nuove strette monetarie. La pressione si è trasferita rapidamente sui listini: nel corso della seduta Milano, Francoforte e Parigi hanno registrato perdite consistenti, con gli investitori orientati verso una maggiore prudenza.


Sul mercato di Amsterdam, riferimento europeo per il gas naturale, le quotazioni hanno superato quota 78 euro per megawattora, con rialzi superiori al 3% e nuovi massimi degli ultimi tre anni. A preoccupare sono soprattutto le conseguenze delle tensioni in Medio Oriente sulle forniture internazionali di Gnl, insieme al livello degli stoccaggi europei in vista della stagione invernale. Il mercato teme che eventuali difficoltà prolungate lungo le principali rotte energetiche possano costringere l’Europa a competere più aggressivamente con l’Asia per assicurarsi i carichi disponibili, aumentando ulteriormente i prezzi. Una situazione particolarmente delicata per un continente che, dopo la riduzione delle forniture russe, ha aumentato significativamente la propria dipendenza dal gas naturale liquefatto.


La tensione è ancora più evidente sul petrolio. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari per la prima volta dalla fine di luglio, mentre il Wti americano si è avvicinato ai 95 dollari. Alla base del movimento ci sono l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran, i timori per la sicurezza delle rotte attraverso lo Stretto di Hormuz e gli attacchi che hanno coinvolto infrastrutture e trasporti energetici nell’area mediorientale. A sostenere le quotazioni contribuisce anche la ripresa degli acquisti cinesi. Per i mercati il problema non riguarda soltanto la disponibilità fisica di greggio: un petrolio stabilmente sopra quota 100 dollari potrebbe tradursi in maggiori costi per trasporti, industria e consumatori, rallentando il processo di disinflazione.


È proprio questa prospettiva a rendere particolarmente importante la riunione della Bce. Il mercato attribuisce una probabilità molto elevata a un aumento di 25 punti base del costo del denaro, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,5%. L’attenzione degli operatori sarà però rivolta soprattutto alle indicazioni sulle mosse successive. L’aumento dei prezzi energetici introduce infatti un nuovo elemento di complessità: da una parte può alimentare l’inflazione e rendere necessaria una politica monetaria più restrittiva, dall’altra rischia di comprimere consumi e investimenti, indebolendo la crescita economica. La Banca centrale dovrà quindi valutare quanto della nuova pressione sui prezzi possa trasformarsi in un fenomeno persistente.


Il nervosismo si è riflesso anche sul mercato obbligazionario. Il rendimento del Bund tedesco decennale si è spinto intorno al 3,4%, mentre quello del Btp decennale ha superato il 4,2%. Lo spread tra Italia e Germania è rimasto comunque relativamente contenuto, nell’area degli 80 punti base. Anche negli Stati Uniti i rendimenti sono saliti, con il Treasury decennale vicino al 4,8%. Il movimento indica che gli investitori stanno rivedendo le aspettative sui tassi: un’inflazione nuovamente sostenuta dall’energia potrebbe costringere le principali banche centrali a mantenere condizioni finanziarie restrittive più a lungo di quanto ipotizzato.


A Piazza Affari la seduta ha risentito del deterioramento del clima internazionale. Dopo un’apertura in calo di circa mezzo punto percentuale, il Ftse Mib ha ampliato le perdite nel corso della giornata, arrivando a cedere intorno all’1,6% nelle fasi di maggiore debolezza. In difficoltà soprattutto il comparto bancario, mentre i titoli energetici hanno inizialmente beneficiato dell’aumento delle quotazioni delle materie prime. Andamento negativo anche per Parigi e Francoforte, mentre Londra ha mostrato una maggiore resistenza grazie al peso delle società petrolifere e delle materie prime nel proprio listino.


La nuova fiammata dell’energia riporta così al centro dei mercati un rischio che sembrava essersi progressivamente ridimensionato: quello di una combinazione tra inflazione elevata, tassi più alti e rallentamento economico. Gas sopra i 78 euro, petrolio oltre i 100 dollari e rendimenti obbligazionari in aumento modificano rapidamente lo scenario per famiglie, imprese e investitori. L’attenzione si concentra ora sulle indicazioni della Bce e sull’evoluzione del conflitto mediorientale, mentre ogni movimento delle quotazioni energetiche può diventare determinante per le aspettative sull’inflazione e, di conseguenza, per la direzione delle Borse.

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