Germania, Merz rinvia la telefonata con Trump dopo l’endorsement all’AfD
Si apre un nuovo fronte di tensione nei rapporti tra Germania e Stati Uniti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha rinviato la telefonata prevista con il presidente americano Donald Trump, programmata in vista del venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001. La decisione è stata comunicata dal portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, che non ha indicato ufficialmente le ragioni dello slittamento ma ha precisato un elemento significativo: il rinvio non è dovuto a problemi di agenda. Una puntualizzazione che ha immediatamente alimentato le interpretazioni politiche, considerando che poche ore prima Trump aveva pubblicamente celebrato la netta affermazione di Alternative für Deutschland nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt.
Il presidente statunitense aveva accolto con entusiasmo il risultato dell’AfD, che nel Land orientale ha conquistato il 43,8% dei voti, mentre la Cdu di Merz si è fermata al 17,2%, subendo una delle sconfitte regionali più pesanti della propria storia recente. Trump ha collegato l’avanzata del partito alla crescente insoddisfazione dei tedeschi verso le politiche migratorie, arrivando a reinterpretare il proprio slogan politico con la formula “Make Germany Great Again”. Un intervento particolarmente delicato perché rivolto direttamente alla politica interna di uno dei principali alleati europei degli Stati Uniti e perché arrivato mentre Merz è impegnato a contrastare politicamente l’ascesa dell’AfD.
Berlino non ha stabilito formalmente un collegamento tra le parole di Trump e il rinvio del colloquio. Il portavoce Kornelius, interrogato sulla questione, ha però ricordato la posizione espressa più volte dal cancelliere contro le interferenze e i commenti stranieri sulle vicende politiche interne tedesche, soprattutto in occasione delle elezioni. La coincidenza temporale rende inevitabile una lettura diplomatica della decisione. La telefonata avrebbe dovuto rappresentare un momento istituzionale tra due alleati storici alla vigilia delle commemorazioni dell’11 settembre; la sua cancellazione, proprio dopo l’intervento del presidente americano sul voto tedesco, assume invece un significato politico che va oltre il normale calendario diplomatico.
La tensione è accentuata dalla durissima contrapposizione interna tra Merz e AfD. Nel Bundestag il cancelliere ha attaccato frontalmente il partito guidato a livello federale da Alice Weidel, definendolo una forza distruttiva e contestandone in particolare il concetto di “remigrazione”. Merz ha sostenuto che una politica orientata all’espulsione su vasta scala delle persone di origine straniera equivarrebbe a una forma di “pulizia etnica”, distinguendola dalle espulsioni previste per chi non possiede un diritto legale a rimanere nel Paese. Weidel, da parte sua, ha utilizzato il risultato della Sassonia-Anhalt per sostenere che l’attuale equilibrio politico tedesco sia ormai entrato in crisi e che la Cdu non riesca più a rappresentare una parte crescente dell’elettorato.
Il successo dell’AfD apre infatti un problema politico molto più ampio per il cancelliere. Nonostante il 43,8% ottenuto, il partito non dispone della maggioranza assoluta nel parlamento regionale e incontra fortissime difficoltà nella ricerca di alleati. Socialdemocratici e Verdi hanno già escluso la possibilità di partecipare a negoziati per la formazione di un governo insieme all’AfD. Resta quindi da verificare quale maggioranza potrà emergere nel Land, ma il dato elettorale modifica comunque gli equilibri nazionali: l’AfD può presentarsi come una forza capace di dominare il voto in alcune aree della Germania orientale e di esercitare una pressione crescente sui partiti tradizionali, in particolare sui cristiano-democratici.
Il rapporto tra Merz e Trump diventa così parte della stessa battaglia politica. Le distanze tra Berlino e Washington non riguardano soltanto l’AfD, ma coinvolgono dossier strategici come Ucraina, Russia, immigrazione e sicurezza europea. Merz ha sostenuto una linea di forte appoggio a Kiev e considera centrale il rafforzamento della capacità europea di difesa, mentre Trump ha più volte adottato posizioni differenti sulla gestione della guerra e mantiene rapporti politici con movimenti della destra populista europea. L’apprezzamento espresso dal presidente americano per il successo dell’AfD rende quindi più evidente una divergenza che attraversa tanto la politica interna tedesca quanto le relazioni transatlantiche.
Il rinvio della telefonata assume per questo un valore che supera il singolo episodio diplomatico. Il governo tedesco non ha annunciato una rottura con Washington e non è stata indicata una nuova data per il colloquio, ma il gesto segnala quanto sia diventato sensibile per Berlino il tema delle ingerenze nel confronto politico nazionale. Merz deve contemporaneamente preservare il rapporto strategico con gli Stati Uniti e affrontare una formazione politica che, dopo il risultato della Sassonia-Anhalt, rivendica un ruolo sempre più centrale. L’intervento di Trump a favore dell’AfD introduce in questo confronto una dimensione internazionale destinata a pesare sui rapporti tra il cancelliere tedesco e la Casa Bianca.


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