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Clima, emissioni globali ancora da record: Germania prima nell’Ue, forte aumento negli Stati Uniti

7 minuti fa
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Le emissioni globali di gas serra continuano a crescere e nel 2025 hanno raggiunto un nuovo massimo storico. Secondo i dati elaborati dal Joint Research Centre della Commissione europea, le attività umane hanno prodotto circa 54,1 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, escludendo il settore relativo all'uso del suolo e alle foreste. Rispetto al 2024 l'incremento è stato dello 0,7%, pari a circa 380 milioni di tonnellate aggiuntive. Il dato conferma una tendenza che, negli ultimi decenni, è stata interrotta in maniera significativa soltanto dalla crisi finanziaria del 2009 e dalla pandemia del 2020. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili e gli investimenti nella decarbonizzazione, il sistema economico mondiale rimane quindi fortemente dipendente dai combustibili fossili.


La componente dominante resta la CO₂ generata dai combustibili fossili, responsabile del 73,8% delle emissioni mondiali di gas serra. Seguono il metano, con il 17,6%, il protossido di azoto, con il 5,3%, e i gas fluorurati, con il 3,3%. La fotografia del 2025 mostra anche quanto il problema sia concentrato in un numero relativamente limitato di grandi economie. Cina, Stati Uniti, India, Unione europea, Russia e Indonesia hanno prodotto insieme circa il 62% delle emissioni globali, pur rappresentando poco più della metà della popolazione mondiale. Le dinamiche all'interno di questo gruppo sono però molto differenti e indicano percorsi di transizione energetica tutt'altro che uniformi.


Il dato che emerge con maggiore forza riguarda gli Stati Uniti, responsabili del più consistente incremento assoluto registrato nel 2025. Le emissioni americane sono aumentate di circa 131,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una crescita del 2,2% rispetto all'anno precedente. L'Indonesia ha segnato un incremento dell'1,2%, mentre la Cina ha sostanzialmente stabilizzato i propri livelli, registrando un aumento dello 0,1%. India, Unione europea e Russia hanno invece ottenuto lievi riduzioni. Il quadro statunitense assume particolare rilevanza perché mostra come anche nelle economie tecnologicamente avanzate la crescita della domanda energetica possa rallentare il percorso di riduzione delle emissioni.


L'Unione europea presenta una situazione differente. Nel 2025 le emissioni complessive dei Ventisette sono diminuite dello 0,2%, circa 7,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente in meno rispetto al 2024. Dal 1990 la riduzione accumulata raggiunge il 35,6%, mentre il peso europeo sulle emissioni mondiali è sceso al 5,8%. All'interno dell'Unione, tuttavia, la distribuzione resta fortemente concentrata. La Germania continua a essere il Paese con le maggiori emissioni, rappresentando il 21,1% del totale europeo. Seguono Francia con il 12,1%, Italia con l'11,3%, Polonia con l'11,1% e Spagna con il 9,4%. Insieme, queste cinque economie generano quasi due terzi delle emissioni dell'intera Ue.


Il primato tedesco deve essere letto anche alla luce delle dimensioni dell'economia e del peso della sua industria manifatturiera. Nel 2025 la Germania ha prodotto complessivamente circa 649 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una riduzione marginale dello 0,1% rispetto all'anno precedente. Negli impianti industriali ed energetici sottoposti al sistema europeo di scambio delle emissioni, il calo è stato invece superiore al 3%. Rimangono maggiormente problematici i settori dei trasporti e degli edifici, nei quali la diminuzione procede con maggiore difficoltà. Rispetto al 1990, comunque, le emissioni tedesche risultano diminuite di oltre il 48%, mentre Berlino punta a una riduzione di almeno il 65% entro il 2030 e alla neutralità climatica nel 2045.


Anche a livello europeo emergono segnali differenti tra i vari comparti. Nel 2025 il calo assoluto più significativo è arrivato proprio dai trasporti, tradizionalmente uno dei settori più difficili da decarbonizzare, con una riduzione dello 0,9%, equivalente a circa 7,3 milioni di tonnellate. Sono diminuite anche le emissioni derivanti dai processi industriali, dalla produzione di combustibili, dall'agricoltura e dal settore energetico. I progressi restano tuttavia insufficienti rispetto alla velocità necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici fissati per i prossimi decenni.


Il nuovo record mondiale evidenzia così una crescente distanza tra la velocità della transizione energetica e l'aumento della domanda globale di energia. Solare, eolico, elettrificazione e miglioramento dell'efficienza stanno modificando il sistema produttivo, ma non riescono ancora a compensare completamente l'utilizzo di carbone, petrolio e gas. Il 2025 restituisce quindi un quadro a due velocità: l'Europa continua lentamente a ridurre il proprio contributo, mentre in altre grandi economie le emissioni rimangono stabili o tornano ad aumentare. Una dinamica che rende sempre più determinante il coordinamento internazionale delle politiche climatiche, perché la riduzione ottenuta da una singola area economica può incidere solo parzialmente su un fenomeno che mantiene una dimensione necessariamente globale.

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