BCE: le rinnovabili hanno attenuato il rincaro dell’elettricità europea
Il confronto con la crisi del 2021-2022 mostra il peso del mix produttivo e della disponibilità degli impianti.

La maggiore presenza delle fonti rinnovabili ha limitato l’impatto dello shock energetico sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità europea. È la lettura attribuita alla BCE nell’analisi riportata il 21 settembre, che mette a confronto il 2026 con la crisi del 2021-2022.
Il confronto considera anche condizioni produttive differenti. Nella precedente crisi, siccità e minore disponibilità del parco nucleare francese avevano aggiunto pressione al sistema. La capacità di produrre energia con fonti diverse dal gas può quindi modificare l’intensità con cui un rincaro dei combustibili si trasmette al mercato elettrico.
Le differenze nazionali rimangono rilevanti. L’analisi richiama il contributo delle rinnovabili in Spagna e del nucleare in Francia, mentre per l’Italia il gas conserva un ruolo importante nella formazione dei prezzi. L’esistenza di un mercato europeo non cancella le caratteristiche del mix di generazione dei singoli Paesi.
Dal punto di vista economico, aumentare la disponibilità di una fonte può ridurre il ricorso alle produzioni più costose nelle ore in cui quella fonte è attiva. Il beneficio va però letto insieme alla capacità delle reti di trasportare energia e alla distribuzione temporale della produzione. Un’abbondanza locale non si traduce sempre nella stessa disponibilità per tutte le aree.
Per famiglie e imprese, inoltre, prezzo all’ingrosso e bolletta sono grandezze diverse. Il trasferimento del beneficio dipende dai contratti di fornitura e dalle altre componenti del costo finale. Un miglioramento sul mercato elettrico può quindi arrivare con tempi differenti ai consumatori.
Il tema degli investimenti riguarda la combinazione fra nuovi impianti e infrastrutture che ne rendano utilizzabile la produzione. Reti, flessibilità e capacità di gestire gli squilibri hanno un valore economico proprio. Valutare un progetto soltanto sulla quantità annua di energia prodotta rischia di trascurare le ore e i luoghi nei quali quell’energia è effettivamente disponibile per soddisfare la domanda.





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