Ricerca e competenze, il patto per far crescere l’Italia

Profumo, Lanza e Montanino al Festival dell’Impresa: formazione continua e innovazione per rilanciare la produttività.
La crescita dell’Italia passa dalla capacità di trasformare la conoscenza in valore economico. Acquistare tecnologie non basta: occorrono persone preparate, investimenti nella ricerca e imprese capaci di tradurre le idee in prodotti e processi. È il tema del confronto tra Francesco Profumo, Alessandra Lanza e Andrea Montanino al Festival dell’Impresa di Bergamo, dedicato al rapporto tra sapere e sviluppo in un Paese dalla forte vocazione manifatturiera, ma frenato dalla debolezza della produttività.
Per Profumo, la quarta rivoluzione industriale impone di ripensare il percorso che separava studio, lavoro e pensione. Le competenze acquisite all’inizio della vita non possono accompagnare da sole un’intera carriera. La risposta è un «welfare dell’educazione»: un sistema che renda possibile aggiornarsi nel tempo e affrontare i cambiamenti del lavoro. La formazione continua diventa così parte della protezione delle persone, da sostenere attraverso un patto duraturo tra istituzioni, imprese e cittadini.
Lanza ha richiamato il costo della partenza dei giovani e il ritardo negli investimenti in ricerca e capitale intangibile. Il nodo riguarda la capacità delle organizzazioni di utilizzare la tecnologia: senza competenze adeguate, anche strumenti avanzati rischiano di non produrre i risultati attesi. Investire nelle persone e nell’organizzazione aziendale è essenziale per trasformare l’innovazione in maggiore produttività.
In questa prospettiva assumono rilievo le imprese capaci di diffondere nuove conoscenze lungo le filiere. Rafforzarle significa favorire il trasferimento dell’innovazione anche ad altre aziende e dare ai progetti una dimensione adeguata. La competitività dipende anche dalla capacità di mettere in relazione ricerca e sistema produttivo.
Montanino ha allargato il ragionamento all’autonomia strategica europea. Se la ricerca non arriva alle applicazioni industriali, l’Europa rischia di accrescere la dipendenza da Stati Uniti e Cina. La proposta è concentrare le risorse su poche tecnologie decisive, ricorrendo anche a debito comune europeo.
Tra i modelli richiamati figurano i laboratori congiunti dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che avvicinano ricerca e imprese. L’obiettivo è rendere più diretto il passaggio dalle conoscenze scientifiche alle applicazioni, attraverso collaborazioni continuative.
























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