Energia e Cina, l’allarme degli industriali: a Bergamo la sfida della manifattura

Al Festival dell’Impresa, Zanetti, Librandi e Carraro accendono il confronto su bollette, concorrenza e investimenti.
Il caro energia riaccende il confronto tra chi produce elettricità e chi la utilizza per tenere aperte le fabbriche. All’inaugurazione del Festival dell’Impresa di Bergamo, il 6 novembre, Matteo Zanetti, Giuseppe Librandi ed Enrico Carraro hanno richiamato l’attenzione sulle difficoltà della manifattura. Al centro, il rapporto tra costi industriali, margini dei fornitori e capacità delle aziende di continuare a investire e innovare. Il confronto si inserisce nell’edizione 2026 della manifestazione, in programma dal 6 all’8 novembre e dedicata al tema «Crescere nonostante».
Per Matteo Zanetti, vicepresidente di Zanetti e presidente di Confindustria Bergamo, energia e Cina rappresentano le due principali preoccupazioni. La questione energetica tocca anche gli equilibri dell’associazione: nella stessa organizzazione convivono imprese che ottengono guadagni importanti e altre per le quali il peso delle bollette arriva a mettere in discussione la sopravvivenza. La priorità indicata è tutelare le condizioni che consentono all’industria di produrre e svilupparsi.
Giuseppe Librandi, presidente e amministratore delegato di Coim, ha insistito sulla necessità di una maggiore solidarietà tra settori. Nel suo ragionamento, la distanza tra costo di produzione dell’energia e prezzo di vendita merita una riflessione. Carraro, presidente di Carraro Group, ha sollecitato maggiore sensibilità da parte delle aziende con margini elevati verso quelle schiacciate dai costi. Un richiamo accompagnato dalla richiesta di rispettare le regole della rappresentanza associativa, anche quando gli interessi divergono.
L’altro fronte è la concorrenza cinese. Librandi ha denunciato pratiche di dumping nella chimica, attribuendo alle regole europee un ulteriore aggravamento delle difficoltà. Si tratta della valutazione espressa dall’imprenditore, che ha criticato l’azione dell’Unione europea. Il problema descritto riguarda la possibilità di crescere nel mercato continentale mentre aumentano le pressioni sui prezzi e si riducono gli spazi per le produzioni europee.
Coim, secondo la previsione illustrata da Librandi, punta comunque a una crescita del 10% nel 2026. A sostenere l’andamento hanno contribuito gli acquisti anticipati dei clienti, preoccupati per le conseguenze della guerra e per possibili interruzioni delle forniture. Le scorte accumulate dall’azienda hanno consentito di rispondere alla domanda. Rimane però l’incognita dei riordini: gli acquisti effettuati in anticipo rendono meno leggibile l’evoluzione successiva del mercato e limitano la visibilità sul 2027.
Il confronto ha toccato anche il rapporto tra impresa e società. Zanetti ha distinto la crescita della produzione dal progresso, che comprende welfare e benessere collettivo, sottolineando quanto le aziende siano cambiate e quanto sia necessario conoscerle dall’interno. Per Librandi, la difficoltà di trovare persone rende ancora più importante valorizzare i collaboratori. Il legame con il territorio passa così anche dalla qualità del lavoro e dalla capacità di trattenere competenze.
Su questo terreno si colloca l’intervento di Daniele Lago, presidente dell’azienda di arredamento. L’adozione dell’intelligenza artificiale, nella sua visione, deve coinvolgere tutte le 200 persone dell’impresa. Il compito di chi guida questa trasformazione è diffondere strumenti e metodo fino a rendere superflua una funzione separata. L’obiettivo dichiarato è aumentare flessibilità e capacità di lavorare, senza ridurre l’organico. L’accelerazione tecnologica resta affiancata all’intuizione umana.
Anche il credito entra nelle scelte industriali. Daniele Pastore, direttore regionale Lombardia Nord di Intesa Sanpaolo, ha richiamato il valore della fiducia e della vicinanza alle imprese. Tra le leve indicate figurano le filiere, attraverso l’estensione ai fornitori delle condizioni riconosciute alle aziende capofila. Carraro ha osservato che la presenza di grandi gruppi bancari costituisce una risorsa, richiamando le crisi delle due banche venete.
Per Carraro, innovazione e mercati esteri restano parte delle decisioni quotidiane anche nella componentistica per trattori, tra sicurezza, emissioni e nuove motorizzazioni. Il gruppo produce in India e in Cina per servire i rispettivi mercati locali. L’espansione internazionale si accompagna però a una scelta precisa: mantenere in Italia il presidio delle tecnologie.
























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