
Guerra ibrida e democrazia, Ansalone e Pregliasco leggono l’era degli estremi

Al Festival dell’Impresa, il confronto su conflitti, polarizzazione e potere tecnologico, con uno sguardo al voto americano.
«La guerra ibrida è guerra a tutti gli effetti». Gianluca Ansalone porta al Festival dell’Impresa di Bergamo una lettura del disordine internazionale: ai combattimenti si affiancano attacchi informatici, disinformazione e competizione tecnologica. Per l’autore di «Estremi», il declino del multilateralismo rende difficile affrontare problemi che superano i confini nazionali.
La stessa logica dello scontro attraversa la politica. Ansalone contesta la convenienza elettorale di trasformare ogni tema in una contrapposizione, fino a delegittimare l’avversario. Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, indica in Donald Trump un acceleratore della perdita di un terreno comune, pur riconoscendo alle istituzioni democratiche la capacità di reagire. La risposta, per Ansalone, richiede scelte radicali nei contenuti e pragmatiche nelle soluzioni.
Il voto americano offre a Pregliasco un segnale di insofferenza verso la divisione permanente. In Texas il democratico James Talarico ha conquistato il seggio al Senato battendo il repubblicano Ken Paxton con oltre dieci punti di vantaggio. La vivacità del confronto, osserva però l’analista, non garantisce da sola la partecipazione: in Italia lo scontro convive con un’ampia astensione.
La tecnologia aggiunge nuove fragilità. Pregliasco avverte che l’intelligenza artificiale rende più difficile distinguere i fatti dalle ricostruzioni plausibili. Ansalone richiama invece il peso dei grandi gruppi digitali, capaci di condizionare ambiti un tempo riservati agli Stati, comprese le infrastrutture utilizzate nei conflitti.
Il rischio delle contrapposizioni emerge anche nell’energia. Emanuela Trentin, amministratrice delegata di Veolia Italia, propone un mix di gas, rinnovabili e nucleare, affiancato da investimenti nell’efficienza energetica.
























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