Il modello Emilia perde coesione: la crescita non basta più

Al Festival dell’Impresa il confronto su innovazione e welfare: Bonomi denuncia la frattura tra aziende e società.
L’Emilia-Romagna resta un riferimento industriale, ma il legame tra successo delle imprese e benessere collettivo si è indebolito. È il nodo emerso al Festival dell’Impresa nel confronto sul libro di Franco Mosconi «La via Emilia al bivio. Crescere senza dividere».
Per il sociologo Aldo Bonomi, l’innovazione ha favorito l’inclusione dentro le fabbriche, mentre le difficoltà si concentrano fuori: il modello «non riesce più a trainare la società». La redistribuzione inceppata alimenta la distanza tra aziende competitive e persone esposte alla perdita di potere d’acquisto.
Mosconi invita a misurarsi con le regioni europee più avanzate. Secondo l’Istat, nel 2024 la spesa regionale in ricerca e sviluppo ha raggiunto il 2,32% del Pil. Il primato italiano non elimina il bisogno di reti tra imprese, istituzioni e terzo settore, capaci di estendere l’innovazione alle filiere. Per l’economista, le imprese capofila devono coinvolgere i fornitori più piccoli, evitando che il salto tecnologico resti confinato a poche eccellenze.
Le esperienze di Vaccari & Bosi e Italtractor mostrano aziende che rispondono alla concorrenza internazionale con tecnologie, competenze e legami territoriali. Le imprese minori hanno però bisogno di accompagnamento per adottare nuovi processi.
Sul piano sociale, il vicepresidente regionale Vincenzo Colla richiama la necessità di servizi che vadano oltre il welfare aziendale. Nidi, sanità e formazione sono gli ambiti indicati per rafforzare il welfare sul territorio. Il Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale punta a ridurre le disuguaglianze. La Regione lavora a una legge dedicata entro il 2027, con interventi su competenze, filiere e comunità.


























Commenti