
Valletti: «L’Europa è una colonia digitale». La sfida è far crescere le imprese

Al Festival dell’Impresa l’economista chiede autonomia tecnologica, concorrenza e investimenti sui giovani.
L’Europa deve riconquistare autonomia digitale e creare le condizioni perché le sue imprese possano crescere. È la posizione di Tommaso Valletti, professore di Economia all’Imperial College London e già capo economista per la concorrenza della Commissione europea, intervenuto al Festival dell’Impresa di Bergamo. La sua analisi mette al centro la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e le debolezze di un mercato ancora frammentato.
Per l’economista, inseguire i colossi americani non può diventare l’obiettivo della politica industriale europea. Il continente dispone di talenti e università di qualità, ma fatica a trasformare queste risorse in occasioni di crescita per le medie imprese. «Il problema non è non avere degli Elon Musk», osserva. Occorre invece permettere alle aziende di aumentare le dimensioni senza rinunciare a un modello sociale inclusivo.
Il nodo più delicato riguarda le infrastrutture digitali. Affidare cloud, sistemi operativi e conservazione dei dati a pochi gruppi statunitensi ha significato, secondo Valletti, trasferire oltreoceano una parte del potere strategico europeo. Da qui la definizione di «colonia digitale». Anche l’apertura di nuovi data center va valutata sotto questo profilo: ospitarli sul territorio non elimina automaticamente la dipendenza da chi li controlla, né garantisce autonomia nella gestione del patrimonio informativo.
Alla fragilità tecnologica si aggiungono burocrazia, frammentazione e declino demografico. Valletti sostiene la necessità dell’immigrazione e invita ad ascoltare le richieste dei giovani, senza ridurre le proteste a una questione di ordine pubblico. Investire sulle nuove generazioni significa, nella sua lettura, sostenere anche la capacità di innovare: le idee nuove hanno bisogno di opportunità, infrastrutture e spazio per essere sperimentate.
Il confronto sulle risorse pubbliche coinvolge anche la difesa. L’impegno assunto dagli alleati Nato prevede entro il 2035 il 5% del Pil complessivo: almeno il 3,5% per le esigenze militari e fino all’1,5% per sicurezza, infrastrutture e resilienza. Valletti chiede però un progetto comune capace di migliorare i risultati della spesa, superando gli interessi che ostacolano il coordinamento europeo.
Per lo sviluppo delle imprese indica due condizioni: concorrenza e sperimentazione. Mercati contendibili devono consentire a nuovi operatori di entrare e mettere in discussione le posizioni consolidate. Innovare comporta inoltre tentativi che possono fallire: un rischio da accettare, senza trasformarlo in un ostacolo alla nascita di nuove attività.
Il rapporto Draghi diventa così un richiamo all’azione. Valletti sottolinea le disuguaglianze territoriali del mercato unico, che condizionano le possibilità di espansione delle aziende. Nascere in Germania oppure in Slovenia, osserva, non offre ancora le stesse opportunità di sviluppo. I capitali privati esistono, ma vanno orientati entro una strategia europea: all’investimento pubblico assegna il compito di attivare quello privato dove rimane frammentato, finanziando una missione industriale condivisa.


























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