Accrual, il fondo svalutazione crediti apre il nodo del raccordo contabile
- piscitellidaniel
- 18 mag
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La sperimentazione della contabilità economico-patrimoniale mette alla prova enti locali, modelli ministeriali e classificazioni di bilancio.
La riforma accrual della contabilità pubblica non è un semplice cambio di schema. Impone agli enti di tradurre la contabilità finanziaria in una lettura economico-patrimoniale coerente, capace di rappresentare obbligazioni, crediti, debiti, rischi e consistenza del patrimonio secondo criteri più vicini agli standard europei.
I modelli di raccordo predisposti dalla Ragioneria generale dello Stato servono proprio a riclassificare le voci dei piani dei conti vigenti verso il Piano dei conti unico, con schemi sperimentali che non sostituiscono ancora i bilanci ordinari. La cornice normativa è data anche dall’articolo 10, commi 7 e 9, del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113, convertito dalla legge 7 ottobre 2024, n. 143. I modelli sono stati adottati con determina del Ragioniere generale dello Stato n. 129 del 25 luglio 2025.
Il dubbio sul fondo svalutazione crediti è emblematico. Nella contabilità degli enti locali, quel fondo riflette prudenza finanziaria e rischio di mancata riscossione. Nel raccordo accrual, però, occorre capire come rappresentarlo senza duplicare rettifiche, alterare il valore dei crediti o produrre incoerenze tra risultato finanziario e rappresentazione patrimoniale.
Per gli operatori la questione non è solo tecnica. Una classificazione impropria può incidere sulla leggibilità dei conti, sulla comparabilità tra amministrazioni e sulla valutazione della solidità dell’ente. La sperimentazione diventa quindi un banco di prova: il modello unico potrà funzionare solo se le istruzioni saranno chiare, se gli automatismi saranno coerenti e se gli enti potranno segnalare criticità prima dell’obbligatorietà piena del sistema.





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