Uber taglia 3.300 posti di lavoro: riduzione del 10% per accelerare su robotaxi e nuove tecnologie
- piscitellidaniel
- 6 ore fa
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Uber avvia una delle più importanti riorganizzazioni della propria storia recente e annuncia il taglio di circa 3.300 posti di lavoro, equivalenti a quasi il 10% della forza lavoro globale. L’intervento punta soprattutto a ridurre i livelli gerarchici, accorpare alcune strutture e liberare risorse da destinare alle attività considerate strategiche per il futuro, dal ride-hailing alle consegne fino ai robotaxi. Il piano rappresenta la maggiore riduzione del personale attuata dalla società dalla fase più difficile della pandemia, quando nel 2020 erano stati eliminati circa 6.700 posti in seguito al crollo della domanda di servizi di mobilità. Alla fine del 2025 Uber contava circa 34 mila dipendenti nel mondo, esclusi autisti e corrieri che operano attraverso la piattaforma.
L’amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha spiegato ai dipendenti che la crescita registrata negli ultimi cinque anni ha reso Uber una società più grande e finanziariamente più solida, ma ha contemporaneamente prodotto una struttura organizzativa più complessa. L’aumento dei livelli decisionali, delle attività di coordinamento e delle responsabilità distribuite tra numerosi gruppi avrebbe progressivamente rallentato alcuni processi interni. La ristrutturazione è quindi progettata per rendere l’azienda più semplice e veloce e, nello stesso tempo, creare maggiore capacità finanziaria per investire nelle attività destinate a determinarne la crescita nei prossimi anni. I tagli non riguarderanno esclusivamente i dirigenti, anche se proprio la componente manageriale sarà profondamente ridimensionata.
Il numero complessivo dei manager dovrebbe infatti diminuire di circa il 20%, anche attraverso il passaggio di alcuni responsabili a ruoli operativi privi di funzioni gestionali. Uber sta inoltre riducendo drasticamente i cosiddetti micro-team, strutture composte da uno o due collaboratori diretti, e diminuendo il numero dei dipendenti collocati a sette o più livelli gerarchici di distanza dall’amministratore delegato. Parallelamente saranno accorpate diverse funzioni: le attività di consegna legate a ristoranti, commercio al dettaglio e servizi diretti saranno maggiormente integrate, mentre anche alcune strutture di ingegneria e ricerca verranno consolidate. Il modello punta a concentrare responsabilità e decisioni in gruppi più ampi, eliminando sovrapposizioni considerate non più necessarie.
Una parte centrale della trasformazione riguarda gli investimenti tecnologici e soprattutto la mobilità autonoma. Uber sta destinando risorse crescenti al settore dei robotaxi, considerato contemporaneamente un’opportunità e una possibile minaccia al tradizionale modello di ride-hailing. Aziende come Waymo stanno ampliando i servizi commerciali con veicoli senza conducente, mentre altri protagonisti tecnologici e automobilistici stanno investendo nello stesso mercato. Uber ha scelto di non sviluppare nuovamente in autonomia l’intera tecnologia, preferendo costruire partnership con produttori di veicoli e specialisti della guida autonoma per integrare progressivamente i robotaxi nella propria piattaforma. Le risorse liberate dalla ristrutturazione serviranno anche a rafforzare questa strategia.
Il piano arriva nonostante Uber non si trovi in una situazione di crisi paragonabile a quella del 2020. Negli ultimi anni il gruppo ha ampliato significativamente ricavi, attività e capacità di generare cassa, trasformandosi da società concentrata quasi esclusivamente sul trasporto passeggeri in una piattaforma globale presente nella mobilità, nelle consegne e nella logistica digitale. Proprio questa espansione, secondo il management, ha però prodotto un’organizzazione diventata eccessivamente articolata. La decisione si inserisce inoltre in una tendenza più ampia del settore tecnologico statunitense, nel quale numerose aziende stanno riducendo gli organici anche in presenza di risultati economici solidi per finanziare investimenti in automazione, intelligenza artificiale e infrastrutture.
La riorganizzazione avrà conseguenze anche sulle modalità di lavoro. Uber intende concentrare una quota maggiore dei dipendenti nei principali hub aziendali, in particolare San Francisco e New York, limitando fortemente le posizioni completamente da remoto. I ruoli integralmente a distanza dovrebbero rappresentare meno dell’1% dell’organico, mentre rimarrà in vigore il modello che prevede generalmente almeno tre giornate settimanali in ufficio. La società punta in questo modo ad aumentare la collaborazione diretta tra i gruppi di lavoro e a ridurre la dispersione geografica delle funzioni strategiche.
Il taglio di 3.300 posti evidenzia così il cambiamento delle priorità di Uber: dopo una fase dominata dall’espansione internazionale e dalla crescita dei servizi, l’attenzione si sposta sulla semplificazione organizzativa e sulla capacità di finanziare la prossima trasformazione della mobilità. L’avanzata dei veicoli autonomi potrebbe modificare radicalmente il settore nel quale l’azienda ha costruito il proprio successo, rendendo decisiva la capacità di integrare nuove tecnologie senza perdere la posizione conquistata nel mercato globale delle piattaforme di trasporto.


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