Kering rafforza la guida italiana e ridisegna i vertici della gioielleria
- Luca Baj

- 11 minuti fa
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Dal
15 settembre 2026 Sabina Belli sarà presidente di Kering Italia
, con sede a Milano e riporto diretto all’amministratore delegato del gruppo, Luca de Meo. La nomina si inserisce in una più ampia riorganizzazione delle attività italiane di Kering, accompagnata dall’arrivo di Charlotte Fournet alla guida di Pomellato e di Krizia Cucurachi come amministratrice delegata di DoDo.
Belli rappresenterà il gruppo nei rapporti con istituzioni, associazioni del settore e principali portatori di interesse. Continuerà inoltre a dirigere
Kering Accademia per le Eccellenze
, l’iniziativa dedicata alla tutela dell’artigianalità italiana e alla formazione di nuove professionalità manifatturiere. Il mandato comprende innovazione, sostenibilità e cooperazione tra imprese, istituzioni e sistema formativo.
L’Italia occupa una posizione centrale nella struttura industriale di Kering. Nel Paese lavora oltre un quarto dei dipendenti globali del gruppo, ai quali si aggiunge l’occupazione indiretta generata dalla rete di fornitori, manifatture e attività logistiche. Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato, DoDo, Ginori 1735 e Kering Eyewear hanno in Italia una parte rilevante delle proprie competenze produttive e creative.
La riorganizzazione separa la rappresentanza istituzionale e il coordinamento nazionale dalla gestione operativa delle singole maison.
Charlotte Fournet
dovrà rafforzare il posizionamento di Pomellato nell’alta gioielleria contemporanea, migliorare la produttività della rete commerciale e perseguire un’espansione selettiva della distribuzione.
Krizia Cucurachi
guiderà invece lo sviluppo di DoDo, consolidandone la presenza in Italia e nei mercati internazionali prescelti.
Il nuovo assetto attribuisce alla presidenza italiana un ruolo trasversale in una fase nella quale il settore del lusso deve conciliare crescita, disciplina distributiva e tutela delle competenze. Nel 2025 Kering contava 44.000 dipendenti e ricavi per 14,7 miliardi di euro.
La valorizzazione della filiera italiana
diventa così parte della strategia competitiva del gruppo, non soltanto un elemento di comunicazione aziendale.





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