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Inflazione oltre il 3%, la BCE prepara una decisione senza sorprese

2 set
Tempo di lettura: 2 min
Inflazione oltre il 3%, la BCE prepara una decisione senza sorprese

La
Banca centrale europea
non dovrebbe esitare ad aumentare i tassi qualora l’inflazione tornasse a muoversi stabilmente nella direzione sbagliata. Il richiamo arriva da Gabriel Makhlouf, governatore della Banca centrale d’Irlanda e componente del Consiglio direttivo della BCE, dopo l’accelerazione dei prezzi nell’area euro registrata ad agosto.


La stima preliminare indica un’inflazione annua del
3,3%
, contro il 2,9% di luglio. Nello stesso tempo, la componente di fondo, calcolata escludendo energia, alimentari e tabacchi, è scesa dal 2,5 al 2,4%. La distinzione è decisiva: il dato generale segnala un nuovo allontanamento dall’obiettivo del 2%, mentre quello core suggerisce che le pressioni interne non stanno aumentando con la stessa intensità.


Makhlouf ha definito preoccupante la permanenza dell’inflazione sopra il 3%, pur riconoscendo che le aspettative rimangono su livelli favorevoli e che non emergono prove di
effetti di seconda battuta sui salari
. L’aumento dei prezzi energetici può essere inizialmente esterno all’economia dell’eurozona; diventa però più pericoloso se si trasferisce ai listini delle imprese, alle richieste retributive e alle aspettative di famiglie e investitori.


Anche la crescita è risultata leggermente più forte di quanto previsto prima dell’estate. Questo elemento riduce il timore che una stretta monetaria provochi nell’immediato una recessione, ma rende meno urgente qualsiasi allentamento. La BCE potrebbe pertanto rivedere lievemente al rialzo le stime di crescita, mantenendo una valutazione molto prudente sui rischi inflazionistici.


Secondo Makhlouf, la prossima decisione del Consiglio direttivo
non dovrebbe sorprendere i mercati
. La politica monetaria, nella sua valutazione, diventerebbe propriamente restrittiva soltanto oltre un livello dei tassi indicativamente vicino al 2,75%. Il messaggio non equivale a un impegno automatico a rialzare: conferma piuttosto un approccio dipendente dai dati. Per banche, imprese e mutuatari significa che la fase dei tassi relativamente elevati potrebbe protrarsi più a lungo del previsto.

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