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Italia a bassa crescita, salari e inflazione restringono lo spazio della manovra

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 22 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Italia a bassa crescita, salari e inflazione restringono lo spazio della manovra

L’economia italiana continua a crescere, ma con un ritmo insufficiente a colmare i divari strutturali accumulati nel tempo. Giampaolo Galli, direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, richiama l’aumento del
Pil dell’1% su base annua nel secondo trimestre 2026
, accompagnandolo però a una previsione prudente per la seconda parte dell’anno: progressione lenta, senza una vera accelerazione.


Il problema è aggravato dall’inflazione. Ad agosto la variazione annua dei prezzi ha raggiunto il
3,3%
, spinta soprattutto dalla componente energetica, salita del 18%. La dinamica mensile dello 0,5% segnala una pressione significativa, anche se l’inflazione di fondo resta più contenuta. Il rincaro dell’energia, legato anche alle difficoltà nello Stretto di Hormuz, riduce il potere d’acquisto e aumenta i costi di produzione.


Uno scenario simile rende più probabile una politica monetaria prudente o restrittiva. Tassi più elevati incidono sui mutui variabili, sul credito alle imprese e sugli investimenti; per lo Stato comportano inoltre un progressivo aumento della spesa per interessi.
Crescita debole e costo del debito
riducono così i margini disponibili per la legge di bilancio.


La discesa del deficit verso il 2,9% avrebbe un’importanza politica e regolamentare, perché favorirebbe l’uscita dell’Italia dalla procedura europea, ma non produrrebbe automaticamente risorse aggiuntive. Secondo Galli non emergono tesoretti: mantenere il disavanzo sotto il 3% anche nel 2027 lascerebbe spazi limitati per nuovi interventi. Le clausole europee relative a difesa ed energia possono offrire flessibilità temporanea, non sostituire stabilmente il Pnrr né finanziare riduzioni generalizzate delle accise.


La leva indicata per sostenere la domanda è un aumento più consistente delle
retribuzioni
, finanziato dalla capacità delle imprese anziché da ulteriore deficit. Salari reali più robusti favorirebbero consumi e crescita, ma richiedono produttività, contrattazione e distribuzione più equilibrata del valore aggiunto. Aiuti selettivi alle fasce vulnerabili risultano, in questo quadro, più sostenibili di misure indistinte sui prezzi energetici.

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