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Sovraindebitamento, la Lombardia misura la crisi privata

14 lug
Tempo di lettura: 2 min

Le istanze gestite dalla Camera arbitrale di Milano crescono e mostrano una pressione diffusa su famiglie, ex imprenditori e piccole attività.


Il sovraindebitamento non appare più come un fenomeno marginale o confinato alle situazioni di insolvenza episodica. I dati 2025 elaborati dalla Camera arbitrale di Milano indicano 360 istanze, contro le 298 dell’anno precedente, con un incremento che segnala la maggiore emersione delle crisi finanziarie di consumatori, ditte individuali, ex imprenditori e piccole realtà non assoggettabili alle procedure maggiori.


La distribuzione territoriale mostra una geografia economica significativa. Monza concentra 80 domande, pari al 22% del totale; seguono Milano con 61, Lodi con 49, Como con 44, Lecco con 39 e Pavia con 32. Numeri inferiori, ma non trascurabili, riguardano Busto Arsizio, Cremona e Varese. L’ampiezza del dato conferma che la crisi da debito eccessivo attraversa aree produttive e familiari diverse, coinvolgendo sia redditi da lavoro sia microattività economiche.


Sotto il profilo soggettivo, il 56% delle richieste proviene da consumatori, mentre il 44% riguarda imprese, ex imprenditori e ditte individuali. La procedura più utilizzata è la liquidazione controllata, indicata nel 72% dei casi; seguono l’esdebitazione dell’incapiente, la ristrutturazione dei debiti del consumatore e il concordato minore. Il dato sull’omologazione, con il 95% dei piani accolti dopo la relazione del gestore, segnala l’importanza della corretta preparazione documentale e della sostenibilità delle proposte.


Il quadro conferma la funzione del Codice della crisi come strumento non solo liquidatorio, ma anche sociale ed economico. L’accesso tempestivo agli organismi di composizione consente di trasformare una situazione di insolvenza diffusa in un percorso regolato, capace di contemperare la tutela dei creditori con la possibilità di ripartenza del debitore meritevole. La crescita delle istanze non indica soltanto aumento del disagio, ma anche maggiore conoscenza degli strumenti di regolazione della crisi.

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