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Sequestro Imco, l’inchiesta Matarrese riporta al centro la bancarotta societaria

21 mag
Tempo di lettura: 1 min

L’indagine della Procura di Bari riguarda quote per oltre 7,3 milioni e ipotesi di bancarotta fraudolenta, con responsabilità ancora da accertare.


L’inchiesta su Imco e sul gruppo riconducibile alla famiglia Matarrese riporta al centro il rapporto tra crisi d’impresa, gestione societaria e tutela dei creditori. La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro di quote per oltre 7,3 milioni di euro, nell’ambito di un procedimento coordinato dalla Procura di Bari che coinvolge 14 indagati. Le ipotesi riguardano, a vario titolo, episodi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, da reati societari, per atti dolosi e preferenziale.


Il punto penalistico è delicato. La bancarotta fraudolenta non coincide con il mero insuccesso imprenditoriale, ma richiede condotte distrattive, dissipative, preferenziali o comunque idonee a pregiudicare la garanzia dei creditori. Nel caso indicato dalle fonti, le contestazioni dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale e valgono le garanzie proprie della fase delle indagini.


La vicenda ha anche una lettura societaria. Nei gruppi d’impresa il trasferimento di beni, partecipazioni, crediti e rapporti infragruppo può diventare terreno critico quando una o più società entrano in crisi. La distinzione tra operazioni lecite di riorganizzazione e condotte penalmente rilevanti dipende da finalità, tempi, valori, consapevolezza dello stato di dissesto e impatto sul patrimonio destinato ai creditori.


Per il settore edilizio, l’indagine è un segnale ulteriore sull’importanza dei presidi di governance, controllo contabile e tracciabilità delle decisioni. Quando la crisi emerge, gli amministratori non gestiscono più soltanto l’interesse dei soci, ma devono considerare con rigore la conservazione del patrimonio sociale e la parità di trattamento dei creditori.

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