Scambio globale di dati immobiliari: un nuovo capitolo nella lotta all’evasione fiscale

Venticinque Paesi, compresa l’Italia, hanno sottoscritto un impegno congiunto per avviare lo scambio automatico di informazioni sui patrimoni immobiliari detenuti oltre confine da contribuenti residenti. L’accordo — siglato il 4 dicembre — coinvolge nazioni di ogni continente, da Belgio e Francia a Brasile, Corea, Sudafrica, Nuova Zelanda, e comprende anche territori come Gibilterra. Questo accordo multilaterale, denominato IPI MCAA, è stato promosso dall’OECD per colmare una lacuna normativa: finora esisteva uno scambio automatico per conti finanziari e cripto-attività, ma non per rendimenti e proprietà immobiliari.
Tra gli obiettivi dichiarati vi è la volontà di implementare il sistema entro il 2029 o 2030, compatibilmente con le procedure nazionali di ciascuno Stato aderente.
Il meccanismo consentirà alle autorità fiscali di accedere a un repertorio coordinato di dati — non solo sull’identità dei proprietari, ma anche sugli eventuali redditi derivanti da locazioni o vendite — così da rendere molto più efficaci i controlli transnazionali.
Per l’Italia, l’adozione dell’accordo rappresenta una naturale estensione delle politiche già in vigore per la trasparenza fiscale su conti e investimenti esteri. Da tempo, infatti, i contribuenti residenti devono segnalare all’Agenzia delle Entrate gli immobili detenuti all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi; è inoltre prevista l’imposta patrimoniale sugli immobili esteri (IVIE), con possibili sanzioni fino al 25% del valore in caso di omissione. L’adesione all’IPI MCAA, rendendo disponibili in modo automatico e strutturato le informazioni immobiliari detenute all’estero, rafforza il potenziale di intervento e verifica dell’amministrazione fiscale.
Il nuovo sistema punta anche a garantire maggiore equità fiscale: si allarga lo spettro di monitoraggio dagli asset finanziari a quelli immobiliari, assicurando che chi detiene proprietà all’estero non sfugga alle regole. Le autorità nazionali potranno ottenere dati non solo sulla titolarità formale, ma — laddove disponibile — anche sulla titolarità effettiva (beneficial owner), utile soprattutto negli scenari di immobili intestati a società, trust o strutture complesse.
Si delinea dunque un’evoluzione importante: il concetto di trasparenza fiscale internazionale si allarga in modo significativo. Il sistema, una volta operativo, renderà molto più arduo occultare patrimoni immobiliari all’estero, con evidenti riflessi sul contrasto all’evasione, nonché su chi — fino ad oggi — ha potuto contare su disallineamenti normativi per evitare obblighi dichiarativi o imposte. Inevitabilmente, l’accordo spinge verso una cooperazione globale sempre più stringente, in cui la mobilità internazionale dei capitali e dei patrimoni non può più prescindere da regole condivise di trasparenza.






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