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Porto Torres rilanciata da 40 milioni: rigenerazione industriale e nuova prospettiva per il polo del nord Sardegna

Il piano da 40 milioni di euro annunciato dalla Regione per rilanciare Porto Torres rappresenta una scommessa ambiziosa su un territorio che negli ultimi decenni ha vissuto alti e bassi nell’evoluzione industriale. L’intervento, che riguarda l’area retro-portuale, l’ex sito Cementir e diverse porzioni della zona industriale dismesse, vuole dare slancio a un processo di rigenerazione ambientale ed economica in un contesto che da tempo reclama un rilancio strutturale. Obiettivo: ripristinare la vitalità delle aree dismesse, attrarre investimenti, migliorare infrastrutture, bonifiche e valorizzazione del territorio.


Il piano è reso possibile grazie a fondi FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) destinati alla rigenerazione territoriale. A breve dovrebbero essere firmate le convenzioni tra la Regione – tramite l’assessorato competente – e il CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile). Una volta concluso questo passaggio, partiranno le procedure per l’affidamento dei cantieri, a partire dalla demolizione del lotto dell’ex Cementir, che rappresenta un nodo centrale della trasformazione. L’area, estesa decine di ettari, è strategica per riconnettere zone produttive con il porto e gli spazi retroportuali.


Gran parte dell’intervento riguarda la dismissione e la rigenerazione di circa 46 ettari di aree industriali non più operative, oggi in stato di abbandono o parzialmente degradate. Le opere previste includono bonifiche, infrastrutturazione (strade, reti di gas, collegamenti viari), manutenzioni straordinarie della viabilità consortile, completamento delle reti del gas, e anche potenziamento della rete del trattamento acque con il depuratore consortile. In contemporanea, le gare di progettazione per interventi di infrastrutturazione stanno per essere bandite; la fase di progettazione dovrà precedere quella esecutiva che porterà al via dei lavori veri e propri.


Il piano non si limita all’aspetto puramente infrastrutturale, ma si inserisce in una visione più ampia di riconversione industriale e sviluppo sostenibile. Da tempo si parla di chimica verde come direttrice di rilancio: progetti che prevedono l’uso di materie prime bio, produzioni di polimeri, additivi e lubrificanti bio, e più in generale la transizione verso filiere più ecologiche. In precedenza erano emerse proposte per investimenti da centinaia di milioni con la previsione di nuovi impianti, in parte già operativi, su scala limitata. Ma il rilancio definitivo richiede risorse, governance chiara e coordinamento tra Regione, Stato, enti locali e aziende private.


Il contesto economico e sociale è cruciale: Porto Torres, insieme all’area di Sassari-Marinella, è uno dei nodi industriali più rilevanti del nord Sardegna. La zona industriale occupa centinaia di ettari e ospita oggi decine di imprese, ma soffre della dismissione di grandi componenti industriali, del logoramento infrastrutturale e della difficoltà a intercettare nuove filiere industriali ad alto valore aggiunto. Il porto industriale, realizzato originariamente per servire il polo petrolchimico, ha conosciuto stagioni di decrescita, trasformazioni e riconfigurazioni, ma resta un asset strategico per l’area.


Il piano da 40 milioni parte proprio da questi punti deboli, tentando di riallacciare i tessuti infrastrutturali e ambientali, rendere i terreni pronti all’insediamento, e dare segnali di credibilità agli investitori. Se le bonifiche e le infrastrutture saranno realizzate in tempi ragionevoli, l’area potrà tornare ad attrarre imprese innovative, logistica industriale, attività compatibili con la vocazione territoriale e con la sostenibilità ambientale.


Un elemento critico sarà la governance del progetto: coordinamento tra Regione, enti locali, consorzio industriale e soggetti esecutori dovrà essere stretto, per evitare ritardi, sovrapposizioni e inefficienze. Le gare, le progettazioni e le procedure amministrative rappresentano passaggi che spesso bloccano o rallentano interventi strutturali di questa scala. Occorrerà un cronoprogramma dettagliato e tempi certi per le fasi operative, affinché i cantieri non restino come scatole vuote su carta.


Un altro nodo riguarda le risorse energetiche e il collegamento infrastrutturale: le imprese che si insedieranno chiederanno reti elettriche affidabili, accesso alle reti del gas, connessioni a banda larga e trasporti efficienti verso porti, ferrovie e snodi logistici. Se queste condizioni non saranno garantite, il rischio sarà che gli spazi rigenerati rimangano sotto-utilizzati o occupati da attività a basso valore.


Sul fronte occupazionale il piano apre scenari interessanti: durante la fase di costruzione dei cantieri saranno richieste maestranze locali, imprese edili, studi di progettazione, tecnici ambientali. Successivamente, con l’arrivo di nuovi insediamenti industriali, si potranno creare posti di lavoro diretti e indotti. Un risultato importante in un’area che soffre la perdita di imprese storiche e la carenza di alternative produttive.


In prospettiva, l’operazione potrebbe avere ricadute positive anche sul tessuto urbano e sociale: la rigenerazione ambientale e paesaggistica delle zone retroportuali e industriali può migliorare la qualità della vita, ridurre il degrado, valorizzare le relazioni tra città e territorio produttivo. Spazi dismessi elettrici, aree verdi, vie di collegamento urbano-industriali e infrastrutture di servizio possono ricucire il complesso rapporto tra Porto Torres e il suo polo industriale.


Tuttavia, le sfide restano numerose: l’efficacia del piano dipenderà dall’efficienza nell’esecuzione, dai tempi reali che si riusciranno a rispettare, dalla capacità di attrazione di investimenti, dalla coerenza industriale dei progetti insediati, e dal rispetto delle condizioni ambientali. Se il piano si tradurrà in interventi rapidi e visibili, potrà trasformarsi in un volano credibile per il rilancio dell’area. Ma se rimarrà soltanto su carta o subirà rallentamenti, correrà il rischio di alimentare nuove frustrazioni nel territorio.


Con questi 40 milioni si gioca una partita strategica per il nord Sardegna: se le azioni saranno ben orchestrate, Porto Torres potrà rilanciare il suo ruolo industriale e urbano; rimane però l’imperativo che la visione non resti promessa ma diventi progetto e risultato concreto nei prossimi anni.

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