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Pentagono valuta il ritiro di 25mila soldati dall’Europa: sotto esame anche le basi in Italia

54 minuti fa
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Il Pentagono sta valutando una profonda revisione della presenza militare americana in Europa, con uno degli scenari allo studio che prevede il ritiro di circa 25mila soldati statunitensi, quasi un terzo degli oltre 80mila attualmente dispiegati nel continente. Le ipotesi rientrano in una revisione avviata dall'amministrazione di Donald Trump per ridefinire la distribuzione delle forze americane e trasferire una quota maggiore della responsabilità per la difesa convenzionale agli alleati europei della Nato. Nessuna decisione definitiva è stata ancora assunta e il processo dovrebbe produrre diverse opzioni da sottoporre ai vertici politici e militari di Washington.


Secondo le informazioni emerse sulla revisione, il taglio di 25mila militari non rappresenterebbe neppure lo scenario più radicale. Tra le alternative prese in considerazione figurerebbe infatti una riduzione che potrebbe arrivare fino a circa 40mila uomini, pari alla metà dell'attuale contingente statunitense in Europa. L'esame non riguarda soltanto il numero dei soldati, ma anche la distribuzione di aerei, unità navali, armamenti, infrastrutture e capacità logistiche. Il generale Alexus Grynkewich, comandante dello United States European Command e comandante supremo alleato in Europa, è coinvolto nella valutazione delle diverse opzioni, mentre le proposte destinate al segretario alla Difesa Pete Hegseth dovrebbero essere definite entro l'autunno.


Tra i Paesi potenzialmente più interessati figurano Germania, Italia e Spagna, che ospitano alcune delle principali infrastrutture militari statunitensi nel continente. La Germania concentra il contingente americano più numeroso, mentre in Italia sono presenti circa 12mila militari statunitensi, distribuiti tra installazioni di rilevanza strategica per le operazioni della Nato e degli Stati Uniti. Il nostro Paese ospita strutture come Aviano, Vicenza, Sigonella e Napoli, inserite in una rete che svolge funzioni operative, logistiche e di comando. Un'eventuale riduzione della presenza americana potrebbe quindi avere conseguenze che vanno oltre il semplice numero di uomini, soprattutto se interessasse capacità utilizzate per il Mediterraneo, l'Europa orientale, il Medio Oriente e il Nord Africa.


La revisione riflette la nuova impostazione strategica di Washington, orientata a chiedere agli alleati europei un maggiore contributo alla propria sicurezza. La strategia americana prevede che i Paesi del continente assumano progressivamente la guida della difesa convenzionale europea, mentre gli Stati Uniti manterrebbero un sostegno considerato essenziale ma più limitato. Dietro questa impostazione c'è anche la necessità di concentrare risorse militari su altre aree ritenute prioritarie, in particolare l'Indo-Pacifico, senza rinunciare alla deterrenza nucleare e alle capacità strategiche che continuano a rappresentare uno dei pilastri dell'Alleanza Atlantica.


Il problema per la Nato riguarda soprattutto i tempi della transizione. La presenza americana non è composta soltanto da reparti combattenti, ma comprende capacità difficilmente sostituibili nel breve periodo: intelligence, sorveglianza, trasporto strategico, rifornimento in volo, difesa aerea e missilistica, comando e controllo. Diversi Paesi europei hanno aumentato significativamente la spesa militare e avviato nuovi programmi di riarmo, ma persistono carenze nelle scorte di munizioni, nell'artiglieria, nella difesa antiaerea e nella disponibilità di personale. Una riduzione troppo rapida potrebbe quindi costringere gli alleati ad accelerare ulteriormente gli investimenti per evitare vuoti nelle capacità operative.


La questione assume particolare rilevanza anche per il rapporto con la Russia e per la sicurezza del fianco orientale della Nato. Alcune delle opzioni allo studio non prevedrebbero necessariamente il rientro negli Stati Uniti di tutte le forze interessate, ma potrebbero comportare una redistribuzione di uomini e mezzi verso le aree orientali dell'Alleanza. Il dibattito coinvolge anche il Congresso americano, dove esponenti di entrambi gli schieramenti hanno espresso preoccupazioni sulle conseguenze strategiche di una riduzione consistente della presenza militare nel continente in una fase caratterizzata da persistenti tensioni con Mosca.


Per l'Europa il dossier apre così una fase decisiva nel processo di costruzione di una maggiore autonomia militare all'interno dell'Alleanza Atlantica. L'eventuale ritiro di decine di migliaia di soldati americani renderebbe più urgente trasformare gli aumenti dei bilanci della difesa in capacità operative effettive, personale, sistemi d'arma e infrastrutture. Per l'Italia, in particolare, sarà determinante comprendere quali installazioni e quali reparti potrebbero essere coinvolti: la revisione del Pentagono riguarda infatti non soltanto gli equilibri transatlantici, ma anche il ruolo strategico del Mediterraneo nella nuova distribuzione delle forze statunitensi.

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