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Bank of Japan alza i tassi all’1,25%: costo del denaro ai massimi da 31 anni

57 minuti fa
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La Bank of Japan compie un altro passo decisivo verso la normalizzazione della politica monetaria e porta il tasso di riferimento dall’1% all’1,25%, raggiungendo il livello più elevato dall’aprile del 1995. La decisione è stata approvata dal consiglio di politica monetaria con sette voti favorevoli e due contrari e rappresenta il secondo aumento in appena tre mesi, dopo il rialzo deciso a giugno. Un ritmo particolarmente significativo per una banca centrale che per decenni ha rappresentato l’eccezione mondiale, mantenendo il costo del denaro vicino allo zero o addirittura in territorio negativo per contrastare la deflazione e sostenere un’economia caratterizzata da una crescita strutturalmente debole.


La svolta è legata soprattutto alle nuove pressioni inflazionistiche. La banca centrale ritiene che l’inflazione di fondo stia progressivamente convergendo verso l’obiettivo del 2%, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia e la debolezza dello yen accrescono il rischio di nuove tensioni sui prezzi. Per il Giappone il rincaro delle materie prime energetiche assume un’importanza particolare, considerando la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio e gas. Una valuta debole rende inoltre più costosi gli acquisti effettuati all’estero, trasferendo parte dell’aumento dei prezzi internazionali sui bilanci delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.


La decisione segna un’accelerazione rispetto alla prudenza che aveva caratterizzato la strategia della BoJ negli anni precedenti. Il processo di normalizzazione era iniziato nel 2024 con l’abbandono dei tassi negativi, ma inizialmente l’istituto aveva proceduto con estrema gradualità per evitare contraccolpi sulla crescita e sui mercati finanziari. Nel 2026 lo scenario è cambiato: il precedente rialzo di giugno aveva portato il riferimento all’1%, mentre la nuova stretta di settembre lo innalza di altri 25 punti base. La stessa banca centrale ha indicato che, qualora l’economia e i prezzi evolvano secondo le proprie previsioni, continuerà ad adeguare il grado di accomodamento monetario.


Il percorso rimane tuttavia complesso. I due voti contrari all’ultimo aumento mostrano che all’interno del consiglio non esiste una posizione completamente uniforme sulla velocità con cui procedere. Un costo del denaro più elevato contribuisce a contenere l’inflazione e può sostenere la valuta, ma contemporaneamente aumenta gli oneri finanziari per famiglie e imprese. Il Giappone deve inoltre gestire un enorme debito pubblico, rendendo particolarmente delicato l’impatto di rendimenti più elevati sui titoli di Stato. Per questo motivo gli investitori osservano non soltanto le singole decisioni sui tassi, ma soprattutto le indicazioni sul ritmo delle prossime mosse.


La reazione dei mercati ha evidenziato proprio questa incertezza. Nonostante l’aumento del costo del denaro, lo yen si è indebolito nei confronti del dollaro, perché una parte degli operatori si aspettava indicazioni più nette sulla prosecuzione della stretta monetaria. Il movimento della valuta dimostra come l’attenzione sia ormai concentrata sulle decisioni future e sulla capacità della banca centrale di trovare un equilibrio tra stabilità dei prezzi e sostegno all’attività economica. Il cambio rimane inoltre una variabile particolarmente sensibile per Tokyo, tanto che le autorità giapponesi hanno più volte mostrato disponibilità a intervenire quando le oscillazioni diventano eccessivamente rapide.


Sul tavolo della Bank of Japan ci sono anche i rischi provenienti dall’economia internazionale. L’istituto ha richiamato esplicitamente l’attenzione sulla situazione in Medio Oriente, sull’espansione della domanda collegata all’intelligenza artificiale e sull’andamento dei tassi di cambio. Sono elementi che possono incidere sia sull’inflazione sia sulla crescita: l’aumento dei prezzi energetici rappresenta un rischio immediato per un Paese importatore come il Giappone, mentre gli investimenti tecnologici e la domanda di semiconduttori possono sostenere esportazioni, produzione industriale e investimenti delle imprese.


Il raggiungimento dell’1,25% assume così un valore che va oltre l’entità del singolo aumento. Per oltre trent’anni il Giappone ha convissuto con una politica monetaria eccezionalmente espansiva, costruita per contrastare deflazione e stagnazione. Oggi la banca centrale si confronta con il problema opposto: evitare che l’inflazione si consolidi sopra livelli compatibili con la stabilità dei prezzi senza frenare eccessivamente consumi e investimenti. Le prossime riunioni saranno quindi osservate con particolare attenzione dai mercati internazionali, perché ogni ulteriore rialzo avvicinerebbe il sistema finanziario giapponese a condizioni che un’intera generazione di imprese e risparmiatori non ha mai sperimentato.

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