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Edison punta al primo mini reattore nucleare in Italia entro il 2035

47 minuti fa
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Edison accelera sul ritorno dell’energia nucleare in Italia e indica il 2035 come orizzonte per rendere operativo un primo impianto basato sulla tecnologia degli Small Modular Reactor, i reattori modulari di piccola taglia destinati a rappresentare una delle principali evoluzioni dell’industria atomica europea. Il progetto si inserisce nella strategia con cui il gruppo energetico punta ad affiancare alle fonti rinnovabili una produzione programmabile e a basse emissioni, capace di contribuire alla sicurezza del sistema elettrico e alla decarbonizzazione dell’industria. Il percorso resta subordinato alla definizione di un quadro normativo nazionale e alle necessarie verifiche economiche e autorizzative, ma Edison sta già lavorando con partner italiani e francesi per creare le condizioni industriali necessarie.


Il passaggio più recente è rappresentato dalla cooperazione con EDF e Nuward, insieme a un ampio gruppo di imprese della filiera nucleare italiana. L’obiettivo è sviluppare congiuntamente un impianto europeo di terza generazione basato sulla tecnologia SMR, con disponibilità prevista nel prossimo decennio e primi impianti operativi dal 2035. Il progetto coinvolge competenze distribuite tra Francia e Italia e comprende realtà come Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Maire, Framatome, Saipem e Webuild, oltre ad altre aziende specializzate nella produzione di componenti e apparecchiature. Per l’industria italiana si apre quindi una prospettiva che va oltre la semplice produzione di energia e interessa progettazione, ingegneria, costruzioni e manifattura avanzata.


Gli SMR rappresentano una soluzione differente rispetto alle grandi centrali nucleari tradizionali. La progettazione modulare punta a ridurre le dimensioni degli impianti e a standardizzare una parte significativa della produzione dei componenti, con l’obiettivo di contenere tempi di realizzazione e rischi finanziari. La tecnologia viene considerata particolarmente interessante anche per applicazioni industriali che richiedono grandi quantità di energia continuativa. Edison ha già avviato collaborazioni per valutare l’utilizzo del nuovo nucleare nel settore siderurgico, dove la disponibilità di elettricità stabile e decarbonizzata potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni e alla competitività delle imprese italiane.


Il programma non parte da zero. Dal 2023 Edison, EDF, Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare collaborano per studiare possibili iniziative industriali nel nuovo nucleare, mentre successivamente il perimetro delle attività è stato ampliato. Un accordo con Federacciai ha aperto alla valutazione di eventuali coinvestimenti negli SMR destinati anche alle esigenze delle acciaierie italiane. Un’ulteriore intesa con ENEA riguarda invece l’approfondimento degli aspetti tecnico-scientifici, dai sistemi di sicurezza passiva alla termoidraulica, fino alla possibilità di utilizzare gli impianti in cogenerazione per produrre contemporaneamente elettricità e calore destinato alle attività industriali.


Resta tuttavia decisivo il quadro legislativo. Edison ha chiarito che gli investimenti effettivi per costruire e gestire gli impianti saranno subordinati all’esistenza di una normativa nazionale sul nucleare e a valutazioni approfondite sulla sostenibilità economica dei progetti. I costi di realizzazione e i tempi necessari per ottenere un ritorno sul capitale sono ancora oggetto di analisi. Il 2035 rappresenta quindi un obiettivo industriale e tecnologico, non una data già garantita per l’entrata in funzione di una centrale italiana. Prima di arrivare alla costruzione serviranno regole autorizzative, un sistema di controllo adeguato, individuazione dei siti, soluzioni per la gestione dei materiali radioattivi e un quadro finanziario capace di sostenere investimenti di lungo periodo.


Per Edison il nuovo nucleare è destinato a inserirsi in un sistema energetico nel quale continueranno a crescere fotovoltaico, eolico, idroelettrico e sistemi di accumulo. L’interesse per l’atomo nasce dalla necessità di disporre anche di una fonte programmabile capace di produrre energia indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. La prospettiva assume particolare rilevanza con l’aumento previsto della domanda elettrica legata all’elettrificazione dell’industria, dei trasporti e degli edifici, oltre alla crescita dei data center. In questo scenario, una quota di produzione nucleare potrebbe affiancare le rinnovabili riducendo la dipendenza dalle fonti fossili utilizzate per garantire continuità alla rete.


La partita riguarda infine la filiera industriale italiana, che conserva competenze nucleari nonostante l’assenza di centrali operative nel Paese. Numerose imprese nazionali partecipano già a programmi internazionali e la collaborazione con EDF e Nuward punta a valorizzare queste capacità nella progettazione della nuova generazione di reattori. Il traguardo del 2035 diventa così anche una sfida industriale: costruire in Europa una tecnologia standardizzata e competitiva, coinvolgendo le imprese italiane fin dalle fasi di sviluppo, per arrivare eventualmente alla realizzazione del primo SMR sul territorio nazionale quando condizioni normative, tecnologiche ed economiche lo consentiranno.

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