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Accise sul gasolio, lo sconto si riduce: diesel verso un aumento di 5 centesimi al litro

7 minuti fa
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Il nuovo intervento sulle accise del gasolio entra in vigore con uno sconto più contenuto rispetto a quello applicato nelle settimane precedenti. Il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ridetermina l'aliquota sul diesel in due tappe: dal 18 al 25 settembre l'accisa passa a 572,90 euro per mille litri, mentre dal 26 settembre al 5 ottobre salirà a 622,90 euro per mille litri. Rispetto all'aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri, il beneficio fiscale, considerando anche l'effetto dell'Iva, vale inizialmente circa 12,2 centesimi al litro e successivamente si ridurrà a circa 6,1 centesimi. Per gli automobilisti significa l'avvio di un progressivo ritorno verso la tassazione ordinaria proprio mentre i prezzi alla pompa restano su livelli particolarmente elevati.


Il passaggio più immediato riguarda il confronto con lo sconto in vigore fino al 17 settembre. Nella precedente fase l'accisa sul gasolio era stata fissata a 532,90 euro per mille litri, con una riduzione complessiva, comprensiva dell'Iva, di circa 17,1 centesimi al litro rispetto al livello ordinario. Dal 18 settembre il vantaggio fiscale diminuisce quindi di quasi cinque centesimi al litro. A parità delle altre componenti del prezzo, questo alleggerimento dello sconto può tradursi in un aumento del diesel di circa 5 centesimi al litro. Per un pieno da 50 litri l'impatto teorico è nell'ordine di 2,5 euro, mentre dal 26 settembre il progressivo ridimensionamento dell'agevolazione produrrà un ulteriore incremento potenziale.


La scelta del Governo è quella di procedere attraverso un decalage, evitando la cancellazione immediata dell'intervento ma riducendone gradualmente il peso sui conti pubblici. La misura era stata introdotta per attenuare gli effetti dell'eccezionale incremento dei prezzi energetici e ha richiesto diversi rinnovi nel corso dell'anno. Il nuovo decreto quantifica in 111,8 milioni di euro per il 2026 gli oneri relativi alla nuova riduzione delle accise, ai quali si aggiungono 1,2 milioni riferiti al 2028. Nella prima finestra, fino al 25 settembre, l'aliquota ridotta viene applicata anche ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o idrotrattamento, come l'HVO, e al biodiesel che rispettano i requisiti previsti dalla normativa europea.


Il provvedimento interviene inoltre sul settore dell'autotrasporto, particolarmente esposto all'aumento del costo del diesel. Il sostegno previsto per le imprese viene esteso anche al mese di ottobre, con un incremento di 21,2 milioni di euro delle risorse autorizzate per il 2026. Il prezzo del carburante rappresenta infatti una componente rilevante dei costi operativi delle aziende di trasporto e le sue oscillazioni possono trasferirsi rapidamente sulle tariffe e, attraverso la logistica, sui prezzi dei beni. Il graduale ritiro dello sconto generalizzato viene quindi accompagnato dal mantenimento di una misura più mirata verso un comparto strategico per il funzionamento delle filiere produttive e distributive.


Il quadro fiscale del diesel nel 2026 è stato particolarmente movimentato. All'inizio dell'anno era entrato in vigore il riallineamento strutturale delle accise previsto dalla revisione della tassazione energetica, che aveva portato benzina e gasolio alla stessa aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri. L'impennata dei prezzi petroliferi ha successivamente spinto l'esecutivo a intervenire più volte con riduzioni temporanee. Il risultato è una successione di aliquote e scadenze che riflette il tentativo di contemperare due esigenze: proteggere famiglie e imprese dagli shock energetici e contenere l'impatto delle agevolazioni sulle finanze pubbliche.


Dal 6 ottobre lo scenario è destinato a cambiare nuovamente. Terminata la seconda fase dello sconto, l'attenzione si sposterà sul meccanismo delle cosiddette accise mobili, attraverso il quale le maggiori entrate Iva generate dall'aumento del prezzo del petrolio possono essere utilizzate per ridurre temporaneamente la componente fiscale dei carburanti quando ricorrono le condizioni previste dalla legge. Per automobilisti e imprese, intanto, l'effetto più vicino resta quello visibile alla pompa: lo scudo fiscale sul diesel si restringe progressivamente e una quota maggiore del costo del carburante torna a gravare direttamente sul prezzo finale.

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