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Masiello alla guida dei produttori europei di tabacco: quale futuro per la filiera italiana sotto il segno dell’Unitab

L’elezione di Gennarino Masiello come presidente di Unitab Europa, l’associazione che rappresenta a livello continentale i produttori di tabacco, segna una svolta significativa per il settore agricolo del tabacco in Italia e in Europa. Il fatto che un italiano assuma la guida dell’organismo europeo non è solo un riconoscimento simbolico, ma porta con sé responsabilità concrete su regolazioni, coordinamento di politiche agricole e riorganizzazione della filiera.


Masiello ha un profilo che fonde esperienza agricola e capacità organizzative: è vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente dell’Organizzazione Nazionale Tabacco (ONT) Italia. Con questa elezione, potrà mettere al centro dell’agenda europea temi che gli sono familiari: uniformità normativa, valorizzazione della filiera, sostegno al ricambio generazionale.


Unitab Europa ha un perimetro ambizioso: rappresenta oltre 20.000 imprese agricole che operano su circa 50.000 ettari di coltivazioni del tabacco. La sfida che attende il nuovo presidente è quella di costruire un quadro armonizzato tra Paesi che hanno tradizioni, incentivi e regole molto diverse, affinché le produzioni agricole trovino un terreno più equo e previsioni meno incerte.


Una delle spinte che Masiello intende imprimere riguarda l’approccio di filiera: l’obiettivo è fare in modo che accordi integrati tra agricoltura, industria del tabacco e istituzioni diventino la norma e non l’eccezione. In Italia, negli ultimi anni, è stato sancito un contratto di filiera decennale tra Philip Morris Italia e il ministero delle politiche agricole, con l’impegno dell’azienda a comprare una quota consistente del tabacco nazionale. Questo tipo di intesa — che spalma gli impegni su un orizzonte temporale lungo — offre certezze agli agricoltori per programmare investimenti, innovazioni e sostenibilità.


Tra le cose che Masiello ha già enfatizzato vi è l’importanza di politiche che sostengano il ricambio generazionale: nelle aziende agricole, specie in quelle di tabacco, spesso manca chi voglia o possa raccogliere il testimone. Garantire orizzonti stabili, incentivi, formazione e condizioni eque può essere decisivo.


Un altro tema sul tavolo è la gestione delle differenze regolatorie tra Stati membri dell’Unione Europea: imposte, normative ambientali, contratti, disciplinari agricoli. In molti Paesi le imprese operano in condizioni che non sono direttamente comparabili, e questo genera distorsioni competitive. Masiello cercherà di responsabilizzare il dialogo europeo affinché il tabacco agricolo non sia sguarnito da una parte normativa troppo frammentata.


Ma non mancano questioni critiche: il tabacco è un settore fortemente sotto osservazione per gli effetti sanitari del consumo; le normative anti tabacco, le restrizioni su marketing, uso e produzione sono stringenti. Ogni passo dell’associazione non potrà prescindere da un rapporto trasparente con le istituzioni sanitarie e con le politiche di controllo del fumo.


In questo contesto, l’Italia ha già un peso: il tabacco greggio made in Italy occupa una posizione rilevante in Europa. In Italia la quota produttiva costituisce una delle più importanti nell’Unione europea, e l’accordo decennale di filiera con Philip Morris ne è testimonianza. Nel 2024, quell’accordo prevedeva che Philip Morris si impegni ad acquistare circa la metà della produzione nazionale, garantendo continuità per molte imprese agricole coinvolte. Questa capacità contrattuale dà all’Italia un ruolo di interlocutore forte nella definizione delle politiche europee del tabacco.


Ancora, un punto cruciale riguarda la sostenibilità ambientale e sociale: la filiera del tabacco non può essere pensata solo in termini di resa agricola, ma deve fare i conti con uso di risorse idriche, fertilizzanti, gestione della sicurezza del lavoro, tracciabilità e lotta al caporalato. Qualunque leadership che voglia essere credibile dovrà inserire questi temi come pilastri del proprio programma operativo.


Altra dimensione è quella della innovazione agricola: tecniche di agricoltura digitale, monitoraggio dei suoli, ottimizzazione degli input, sperimentazioni varietali più resistenti, riduzione delle emissioni nei processi di essiccazione sono strumenti che possono dare competitività a una filiera da tempo sotto pressione. Masiello e la squadra di Unitab potranno promuovere scambi di best practice, progetti transnazionali e finanziamenti europei per favorire la modernizzazione.


In termini di visibilità, la guida dell’Unitab può collocare l’Italia come punto di riferimento per la filiera del tabacco in Europa: non come semplice produttore, ma come attore capace di negoziare, coordinare e promuovere la sostenibilità del settore. La posta in gioco è alta: dietro ogni foglia di tabacco ci sono migliaia di imprese agricole, occupazioni locali, economie rurali che spesso vivono in zone marginali e che dipendono da condizioni stabili più che da speculazioni di mercato.


Il mandato che il nuovo presidente si assume è dunque doppio: offrire una visione strategica europea del tabacco agricolo che sappia conciliare sostenibilità, reddito e regole comuni; e nello stesso tempo dare solidarietà e forza contrattuale alle imprese agricole italiane, specie in aree dove il tabacco rappresenta un’ancora di reddito.


Sarà importante osservare nei prossimi mesi come Masiello guiderà le iniziative: quali priorità immediatamente verranno poste — norme, accordi di filiera, attività di lobbying europeo, progetti di innovazione — e con quali risultati concreti si potranno misurare progressi. La guida italiana di Unitab non è un evento fine a sé stesso: è un segnale che chiede atti sostanziali per preservare un settore che troppo spesso è percepito solo sotto la lente del consumo, e meno sotto quella del lavoro, dell’agricoltura e del tessuto rurale europeo.

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