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Lavoro femminile, a Milano il 76% delle dimissioni dei neogenitori riguarda le donne: il nodo resta la conciliazione tra famiglia e occupazione

21 lug
Tempo di lettura: 3 min

Il mercato del lavoro continua a mostrare una forte disparità tra uomini e donne quando si parla di genitorialità. I dati relativi alla Città metropolitana di Milano evidenziano come il 76% delle dimissioni volontarie presentate dai neogenitori riguardi lavoratrici madri, una quota significativamente superiore alla media nazionale. Il fenomeno emerge dalle convalide effettuate dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro, obbligatorie per le dimissioni rassegnate entro i primi tre anni di vita del figlio, e conferma come la difficoltà di conciliare lavoro e cura della famiglia continui a pesare soprattutto sulle donne.


Nel 2025, nell'area metropolitana milanese sono state convalidate 9.212 dimissioni di neogenitori, delle quali 7.042 hanno riguardato donne. A livello nazionale, invece, le convalide sono state 50.770, con una quota femminile pari al 68%. Il dato milanese, quindi, supera di circa otto punti percentuali la media italiana e rappresenta oltre il 15% di tutte le convalide effettuate nel Paese, evidenziando come il fenomeno assuma una particolare rilevanza in uno dei territori economicamente più sviluppati d'Italia.


L'analisi delle motivazioni offre un quadro ancora più significativo. Per molte lavoratrici la decisione di lasciare l'impiego non dipende da una libera scelta professionale, bensì dall'impossibilità di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari. Tra le principali cause figurano la carenza di servizi per l'infanzia, indicata da oltre il 40% delle donne, e le difficoltà legate all'organizzazione del lavoro, come orari incompatibili con quelli degli asili nido, scarsa flessibilità e insufficiente disponibilità di strumenti di conciliazione. Per gli uomini, invece, la situazione appare molto diversa: quasi due terzi delle dimissioni sono motivate dalla volontà di accettare un'altra opportunità lavorativa, spesso economicamente o professionalmente più vantaggiosa.


Questi numeri confermano un fenomeno strutturale che interessa l'intero Paese. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte dell'occupazione femminile, la nascita di un figlio continua a rappresentare uno dei principali fattori di uscita dal mercato del lavoro per molte donne. Secondo gli esperti, il problema non riguarda soltanto la disponibilità di posti negli asili nido, ma investe più in generale l'organizzazione del welfare, la distribuzione dei carichi di cura all'interno delle famiglie e il limitato ricorso ai congedi parentali da parte degli uomini. L'attuale sistema prevede infatti un periodo di congedo obbligatorio molto più lungo per le madri rispetto ai padri, contribuendo a consolidare una distribuzione ancora fortemente sbilanciata delle responsabilità familiari.


Le organizzazioni sindacali sottolineano da tempo la necessità di rafforzare le politiche di sostegno alla genitorialità attraverso un ampliamento dell'offerta di servizi educativi, una maggiore diffusione del lavoro flessibile e un progressivo riequilibrio dei congedi parentali tra madri e padri. L'obiettivo è evitare che la maternità continui a tradursi in una penalizzazione delle carriere femminili e, allo stesso tempo, favorire una più equa distribuzione delle responsabilità di cura. Il fenomeno delle dimissioni volontarie delle neomadri non rappresenta infatti soltanto una questione di parità di genere, ma incide anche sulla disponibilità di competenze nel mercato del lavoro e sulla crescita economica del territorio.


I dati di Milano dimostrano come, anche nelle aree caratterizzate da un'elevata occupazione e da un tessuto produttivo dinamico, la conciliazione tra lavoro e famiglia resti una delle principali sfide sociali. Ridurre il numero delle dimissioni delle lavoratrici dopo la nascita di un figlio richiede interventi che vadano oltre il solo sostegno economico, investendo nella qualità dei servizi, nell'organizzazione del lavoro e in un cambiamento culturale capace di distribuire in modo più equilibrato il lavoro di cura tra uomini e donne. In assenza di queste condizioni, il rischio è che la maternità continui a rappresentare uno dei principali fattori di esclusione dal mercato del lavoro femminile, con effetti destinati a riflettersi sulla crescita economica e sulla competitività dell'intero sistema produttivo italiano.

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