Lagarde: lo shock energetico richiede una risposta monetaria misurata

Lo shock energetico è troppo ampio per essere ignorato, ma la risposta della Bce deve restare misurata. Christine Lagarde ha descritto così il compito della politica monetaria davanti a un rialzo dei costi dell’energia che spinge l’inflazione nel breve periodo e, nello stesso tempo, indebolisce l’attività economica. Una reazione automatica rischierebbe di aggiungere un freno finanziario a quello già prodotto dalle bollette e dai minori consumi.
La presidente della Banca centrale europea ha indicato tre elementi da valutare. Il primo è l’ampiezza e la durata dell’impatto sui prezzi; il secondo riguarda la trasmissione a salari e listini; il terzo è il possibile disancoraggio delle aspettative di inflazione. Il dato iniziale non basta: per decidere sui tassi occorre capire se l’aumento resta concentrato nell’energia oppure diventa persistente nell’intera economia.
Nello scenario illustrato da Lagarde, l’inflazione salirebbe nel breve termine senza produrre effetti di secondo giro su salari e prezzi. Contemporaneamente, rendimenti a lungo termine più elevati rallenterebbero investimenti e domanda. È questa combinazione a giustificare una valutazione prudente: contrastare una fiammata temporanea con un inasprimento eccessivo potrebbe comprimere il credito proprio mentre famiglie e imprese assorbono lo shock.
La traiettoria dei tassi incide sul costo della raccolta, sulla domanda di finanziamenti e sulla valutazione degli attivi, mentre la volatilità energetica aumenta il rischio di credito nei settori più esposti. Gli intermediari devono quindi distinguere tra difficoltà transitorie di liquidità e deterioramenti strutturali, evitando sia una stretta indiscriminata sia una sottovalutazione del rischio.
La Bce non esclude interventi: segnala piuttosto che intensità e tempi devono dipendere dai dati. L’attenzione resta concentrata sulla stabilità dei prezzi nel medio periodo, con una lettura congiunta di inflazione, salari, aspettative, condizioni finanziarie e crescita.





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