La Sicilia accelera sull’innovazione: in arrivo bandi per 283 milioni dai fondi europei
- piscitellidaniel
- 28 lug
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La Regione Sicilia si prepara a lanciare un pacchetto di bandi per un valore complessivo di 283 milioni di euro, provenienti dalla programmazione europea 2021-2027, con l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo economico dell’isola puntando su innovazione, digitalizzazione, ricerca e transizione ecologica. La manovra rientra nel quadro del Programma regionale Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), con una dotazione complessiva di oltre 5,8 miliardi di euro, e rappresenta una delle iniziative più rilevanti mai avviate nel Meridione per sostenere la crescita delle imprese ad alto contenuto tecnologico.
I fondi saranno distribuiti attraverso diverse misure, destinate principalmente a start-up, piccole e medie imprese, centri di ricerca, università e consorzi industriali. I primi bandi saranno pubblicati entro settembre e riguarderanno aree strategiche come il trasferimento tecnologico, l’innovazione nei processi produttivi, lo sviluppo di piattaforme digitali e la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Particolare attenzione sarà data alle imprese guidate da giovani e donne, nonché ai progetti sviluppati in collaborazione con enti pubblici e istituti di ricerca.
Il piano è stato presentato dall’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, che ha illustrato le linee guida degli interventi nel corso di una serie di incontri con il mondo imprenditoriale e universitario. L’intento è quello di creare un sistema virtuoso in grado di attrarre investimenti, sostenere l’imprenditorialità locale e favorire l’adozione di tecnologie avanzate in settori chiave per l’economia isolana, come l’agroindustria, la blue economy, l’aerospazio e il turismo.
Dei 283 milioni in arrivo, 153 saranno destinati al sostegno diretto alle imprese tramite contributi a fondo perduto, crediti d’imposta e incentivi alla digitalizzazione. Una quota rilevante sarà riservata alle filiere produttive innovative, come quelle legate alla manifattura additiva, ai materiali compositi, alla robotica e all’intelligenza artificiale. Altri 70 milioni saranno investiti nella creazione e nel potenziamento di infrastrutture per la ricerca e lo sviluppo, con l’obiettivo di migliorare il collegamento tra il mondo accademico e quello produttivo. Gli ulteriori 60 milioni andranno invece a finanziare progetti di cooperazione tra imprese e università, acceleratori d’impresa e reti di innovazione.
Uno degli elementi centrali del nuovo piano riguarda il potenziamento degli Innovation Hub regionali, poli tecnologici in grado di fornire servizi avanzati alle imprese, dalle analisi di laboratorio al supporto nella brevettazione. In particolare, si punta a rafforzare i tre hub principali di Palermo, Catania e Messina, dotandoli di nuove strumentazioni, personale altamente qualificato e laboratori specializzati. Questi centri saranno il fulcro della strategia regionale per la crescita intelligente, fungendo da punto di contatto tra il mondo scientifico e quello produttivo.
Il nuovo approccio della Regione mira a superare le criticità storiche che hanno frenato in passato l’efficacia della spesa pubblica in Sicilia. Tra le novità introdotte figurano procedure più snelle per l’accesso ai fondi, maggiore trasparenza nelle valutazioni, digitalizzazione dei processi amministrativi e un sistema di monitoraggio continuo per verificare l’effettiva realizzazione dei progetti. È prevista anche l’assistenza tecnica gratuita per le imprese che partecipano ai bandi, con l’obiettivo di ridurre le barriere burocratiche e aumentare il tasso di successo delle domande.
L’operazione si inserisce in un contesto economico complesso, segnato da ritardi infrastrutturali, bassa competitività e fuga di capitale umano, ma anche da una crescente vitalità del tessuto imprenditoriale locale, come dimostrano i recenti dati sulle nuove imprese innovative registrate negli ultimi due anni. Nel solo 2024 sono state oltre 500 le start-up nate nell’isola, con un forte incremento nei settori dell’agritech, dell’energia verde e dei servizi digitali. La scommessa della Regione è ora quella di consolidare queste realtà, trasformandole in imprese strutturate capaci di competere sui mercati nazionali ed esteri.
Il piano ha ricevuto l’approvazione anche della Commissione europea, che ha valutato positivamente l’impostazione strategica e la coerenza con gli obiettivi del Green Deal e dell’Agenda Digitale europea. Le autorità di Bruxelles hanno sottolineato l’importanza di valorizzare le specificità territoriali, sfruttando le potenzialità della Sicilia come piattaforma logistica e centro di ricerca nel Mediterraneo. In questo senso, i fondi europei rappresentano non solo una leva finanziaria, ma anche uno strumento per ripensare il modello di sviluppo dell’isola in chiave sostenibile e tecnologicamente avanzata.
Accanto al piano per l’innovazione, la Regione ha avviato anche un percorso parallelo di rafforzamento della formazione professionale, destinando ulteriori 120 milioni a corsi specialistici, master universitari e percorsi ITS nei settori della meccatronica, delle energie rinnovabili, della logistica e del turismo digitale. L’obiettivo è creare nuove competenze in linea con le esigenze delle imprese, riducendo il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro e aumentando l’occupabilità dei giovani siciliani.
Il coinvolgimento diretto delle università siciliane – Palermo, Catania, Messina ed Enna – sarà determinante per il successo dell’iniziativa. A queste si aggiungono i principali centri di ricerca nazionali presenti sull’isola, come il CNR e l’INFN, già attivi in numerosi progetti europei e internazionali. Il dialogo avviato tra mondo accademico e Regione punta a costruire partenariati stabili in grado di generare innovazione e attrarre investimenti esterni, sfruttando anche gli strumenti offerti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
In definitiva, la Sicilia cerca di voltare pagina e di posizionarsi come territorio dinamico e attrattivo per l’innovazione. Il piano da 283 milioni rappresenta una concreta opportunità per invertire la rotta e valorizzare le risorse locali, a patto che venga attuato con efficienza, visione strategica e capacità di fare sistema tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca.
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