top of page

Trump esclude aerei, macchinari, robotica e terre rare dai dazi: l’industria strategica europea si salva dalla stretta commerciale

Nel pieno delle tensioni economiche tra Stati Uniti ed Europa, l’amministrazione Trump ha annunciato un piano di dazi selettivi che colpirà una vasta gamma di prodotti europei con tariffe fino al 30%, ma lascerà fuori alcuni comparti considerati strategici per gli interessi americani. Tra questi si segnalano l’aerospazio, i macchinari industriali ad alta precisione, i sistemi di robotica avanzata e le terre rare, elementi essenziali per la produzione high-tech. Si tratta di una scelta politica che rivela non solo la volontà di Washington di esercitare pressione commerciale sull’UE, ma anche di preservare l’accesso a tecnologie e risorse cruciali per l’industria e la difesa statunitense.


L’esenzione di questi comparti non è frutto di generosità, ma di un calcolo accurato. Gli aerei europei – in particolare quelli prodotti da Airbus – rappresentano un elemento fondamentale per l’interoperabilità dei sistemi transatlantici. Boeing e Airbus sono rivali sul mercato civile, ma anche partner indiretti in numerose commesse di difesa e logistica globale. Introdurre dazi su aeromobili, componenti aeronautici e tecnologie avioniche avrebbe creato un cortocircuito anche per l’industria americana, che in molti casi dipende da forniture o collaborazioni con aziende europee. Non a caso, l’amministrazione americana ha lasciato esenti non solo gli aerei completi, ma anche parti strutturali e software di navigazione impiegati in diversi modelli commerciali e militari.


Discorso analogo per i macchinari industriali. L’industria manifatturiera statunitense importa da Germania, Italia e Francia numerosi impianti automatizzati, utensili a controllo numerico, pompe di precisione, turbine e compressori. L’Italia è il secondo esportatore mondiale di macchinari speciali, e le sue aziende sono radicate nel tessuto produttivo degli Stati Uniti con forniture continuative per i settori automotive, farmaceutico, packaging e alimentare. Applicare dazi su queste categorie avrebbe significato colpire indirettamente la competitività dell’industria americana, aumentandone i costi e rallentando gli investimenti tecnologici già sotto pressione per l’inflazione e l’instabilità delle filiere globali.


La robotica rappresenta un altro nodo cruciale. La Germania e il Giappone sono leader globali nella produzione di robot industriali, ma anche l’Italia riveste un ruolo chiave nella progettazione di bracci automatizzati e impianti robotizzati per la saldatura, l’assemblaggio e la logistica. Le aziende statunitensi, in particolare nel settore automobilistico e aerospaziale, fanno largo uso di questi impianti. L’imposizione di dazi avrebbe provocato un rallentamento nelle linee di produzione e una crescita dei costi operativi. Inoltre, le forniture europee di robotica sono spesso integrate in programmi congiunti di ricerca e sviluppo con università e centri di innovazione americani, legami che l’amministrazione Trump ha preferito non compromettere.


Ancora più strategica è la questione delle terre rare. Questi elementi chimici, indispensabili per la produzione di microchip, batterie, magneti, laser, radar e tecnologie verdi, sono al centro delle tensioni geopolitiche globali. La Cina controlla circa il 90% della raffinazione mondiale delle terre rare, mentre l’Europa – in particolare la Svezia e la Francia – possiede giacimenti alternativi e capacità di trattamento avanzato che gli Stati Uniti vogliono mantenere accessibili. Immaginare una barriera doganale su questi materiali sarebbe stato controproducente per la sicurezza industriale americana, soprattutto in un momento in cui Washington cerca di ridurre la dipendenza da Pechino.


La scelta di Trump, quindi, non è una concessione, ma una mossa di protezione degli interessi industriali e militari nazionali. In un contesto in cui gli Stati Uniti accumulano un debito pubblico crescente e devono trovare nuove entrate senza compromettere la propria competitività tecnologica, i dazi diventano uno strumento selettivo per colpire i settori meno sensibili – come l’agroalimentare, la cosmetica, la moda e la meccanica leggera – evitando accuratamente di toccare quei segmenti su cui si gioca la supremazia industriale futura.


L’Unione Europea, dal canto suo, ha preso atto della struttura del piano tariffario. La Commissione ha definito “inaccettabile” l’approccio unilaterale degli Stati Uniti, ma ha riconosciuto che le esenzioni concesse confermano quanto sia interdipendente il sistema produttivo tra le due sponde dell’Atlantico. Il rischio, secondo Bruxelles, è che una politica commerciale costruita sulla base di logiche tattiche e di protezione settoriale produca squilibri nelle catene del valore e distorsioni nei flussi di investimento.


In Italia, le associazioni industriali hanno espresso un parziale sollievo per l’esenzione dei macchinari e della meccatronica, due comparti che rappresentano il cuore dell’export manifatturiero italiano negli Stati Uniti. Tuttavia, rimane alta la preoccupazione per gli effetti delle tariffe sui settori che non sono stati esclusi: il sistema moda, il vino, i prodotti alimentari trasformati, la ceramica, le calzature e il tessile rischiano di subire danni pesanti, con ripercussioni sui margini e sull’occupazione in numerose aree del paese.


In Germania, cuore della robotica e dell’ingegneria industriale europea, l’esenzione è stata letta come un riconoscimento del ruolo strategico di Berlino nella filiera americana. Tuttavia, anche qui non mancano le voci critiche: il Bundestag ha chiesto un coordinamento europeo per evitare che l’approccio americano divida il mercato interno e favorisca alcuni paesi membri a scapito di altri. L’applicazione selettiva delle esenzioni, infatti, potrebbe incoraggiare una competizione interna tra produttori europei per cercare di rientrare nelle categorie escluse dai dazi, alimentando una frammentazione del fronte comune.


Il piano tariffario di Trump segna quindi un nuovo capitolo nei rapporti commerciali euro-americani, nel quale la politica doganale viene usata come strumento di indirizzo industriale e geopolitico. Gli aerei, i macchinari, la robotica e le terre rare sono usciti indenni dalla prima ondata, ma restano sotto osservazione. La Casa Bianca ha chiarito che le esenzioni non sono permanenti e che saranno soggette a revisione ogni sei mesi. Questo significa che anche i settori oggi risparmiati potrebbero essere inclusi in future tornate di dazi, se le relazioni diplomatiche dovessero deteriorarsi o se gli equilibri strategici dovessero cambiare.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page