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L’Italia chiede di includere la chimica nell’Industrial Accelerator Act

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min
Impianto industriale in una rappresentazione illustrativa

Urso sostiene un’iniziativa con Francia e Paesi Bassi per rafforzare competitività e investimenti del settore europeo.



L’Italia chiede di inserire la chimica nell’Industrial Accelerator Act, nel confronto europeo sulla competitività. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sostiene l’iniziativa insieme a Francia e Paesi Bassi, con l’obiettivo di affrontare il dossier nel prossimo Consiglio Competitività. La posizione espressa riguarda il percorso negoziale e non rappresenta un’inclusione già definitivamente approvata.

Le priorità indicate comprendono l’individuazione delle molecole critiche, la difesa commerciale lungo la filiera e il sostegno alla biochimica nell’ambito delle politiche sull’economia circolare. Il governo richiama inoltre la necessità di strumenti finanziari europei capaci di accompagnare gli investimenti. Il confronto si inserisce nel lavoro avviato con il piano d’azione europeo per l’industria chimica e con l’alleanza dedicata alle produzioni critiche.

La rilevanza del settore deriva dal suo ruolo di fornitore di materiali e componenti utilizzati in numerose attività industriali. Una difficoltà produttiva a monte può trasferirsi su comparti differenti, quando il prodotto chimico rappresenta una quota limitata del valore finale. Disponibilità, qualità e continuità delle consegne sono quindi aspetti distinti dal solo prezzo di acquisto. La possibilità di sostituire una sostanza o un fornitore dipende anche da requisiti tecnici e tempi di qualificazione.

Sul piano degli investimenti, la competitività si intreccia con costo dell’energia, trasformazione degli impianti e domanda dei clienti. Le misure di sostegno possono avere effetti diversi secondo che intervengano sulla ricerca, sulla capacità produttiva o sull’adozione di processi meno emissivi. Per valutarne la portata occorrerà conoscere i criteri di accesso e le risorse effettivamente disponibili. Il negoziato dovrà inoltre coordinare gli obiettivi industriali con le regole ambientali e commerciali, evitando che strumenti con finalità diverse producano requisiti incoerenti per le stesse imprese.

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