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Intesa Sanpaolo-Mps, sinergie a regime nel 2029: Generali resterà un investimento senza controllo

Intesa Sanpaolo definisce con maggiore precisione il progetto di integrazione con Monte dei Paschi di Siena, ribadendo che le sinergie dell'operazione raggiungeranno il pieno potenziale nel 2029 e chiarendo contemporaneamente la propria posizione su Generali. In vista dell'assemblea straordinaria del 10 settembre, chiamata ad approvare l'aumento di capitale necessario all'Opas da 30,6 miliardi di euro su Mps, la banca guidata da Carlo Messina ha risposto alle domande degli azionisti sui principali aspetti industriali e finanziari dell'operazione. Uno dei punti più delicati riguarda proprio il Leone di Trieste: la partecipazione detenuta attraverso Mediobanca sarà considerata un investimento azionario non di controllo, senza ingerenza nella governance della compagnia assicurativa.


L'operazione su Mps prevede complessivamente circa 2,9 miliardi di euro di sinergie annue lorde ante imposte a regime, con il 60% del risultato atteso già nel 2028 e il pieno raggiungimento nel 2029. Circa 1,4 miliardi dovrebbero arrivare dai ricavi, attraverso una maggiore penetrazione dei prodotti di risparmio e protezione sulla clientela acquisita, l'integrazione delle competenze nel corporate e investment banking e le complementarità tra Isybank e Compass. Sul fronte dei costi, le sinergie previste ammontano invece a circa 1,5 miliardi: 900 milioni dovrebbero derivare dalla razionalizzazione delle strutture centrali, delle fabbriche prodotto e delle reti, mentre altri 600 milioni saranno collegati alle uscite volontarie del personale.


Il piano contempla circa 6.800 uscite volontarie, delle quali circa 5 mila riconducibili al perimetro Intesa Sanpaolo e aggiuntive rispetto a quelle già contemplate dal Piano d'Impresa 2026-2029. L'istituto ha però previsto altrettante 6.800 nuove assunzioni di giovani, confermando l'impostazione di un ricambio generazionale senza riduzione netta degli organici collegata a questa componente del progetto. Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi di euro ante imposte, mentre il gruppo sottolinea l'esperienza maturata nelle precedenti aggregazioni bancarie come elemento a sostegno della realizzabilità del piano.


Un capitolo centrale riguarda Generali. Con l'acquisizione di Mps, Intesa entrerebbe infatti indirettamente in possesso di Mediobanca e della sua partecipazione di circa il 13,2% nella compagnia triestina. La banca ha precisato che tale quota continuerà a essere contabilizzata secondo il metodo del patrimonio netto e sarà mantenuta come partecipazione finanziaria senza finalità di controllo né interventi nella governance. Anche il 3,01% di Generali costruito attraverso un'operazione in derivati è stato definito di natura meramente finanziaria. Intesa ha inoltre escluso l'esistenza di accordi, intese o convergenze di interessi con Unipol o Bper riguardanti le partecipazioni nella compagnia assicurativa.


L'aggregazione avrebbe effetti rilevanti anche sulla remunerazione degli azionisti. Intesa stima che nel periodo 2025-2029 il capitale complessivamente distribuito possa raggiungere circa 61 miliardi di euro, rispetto ai circa 50 miliardi previsti dal piano della banca su base autonoma. Il payout complessivo è indicato al 95%, suddiviso tra un 75% in contanti e un 20% attraverso programmi di riacquisto di azioni proprie. Nel biennio 2026-2027 sono inoltre previste distribuzioni straordinarie cash per circa 2,7 miliardi. L'operazione dovrebbe determinare entro il 2029 un incremento nell'ordine dell'8% dell'utile per azione, del dividendo per azione e del ritorno di capitale per azione.


Il progetto comporta anche una profonda ridefinizione del perimetro bancario. In base all'accordo raggiunto con Unipol, Intesa prevede di cedere un'entità comprendente il marchio Mps, circa 635 filiali e le strutture necessarie per operare autonomamente, mantenendo invece Mediobanca e una parte significativa delle attività del gruppo senese. La struttura è stata pensata anche per affrontare preventivamente le questioni concorrenziali derivanti dall'aggregazione. Per Intesa l'acquisizione rappresenta una «opportunità strategica chiave» per rafforzare ulteriormente il proprio peso nel wealth management, nella protezione, nel credito al consumo e nel corporate investment banking, creando uno dei maggiori gruppi finanziari europei.


Il mercato continua intanto a valutare le probabilità di successo dell'operazione e le possibili conseguenze sul complesso risiko bancario italiano. Alla vigilia delle nuove tappe societarie, Intesa e Mps hanno mostrato movimenti contenuti a Piazza Affari, mentre un segnale favorevole è arrivato dal fondo sovrano norvegese, azionista con circa l'1,2% di Intesa Sanpaolo, che ha annunciato il proprio voto a favore dell'aumento di capitale. L'assemblea del 10 settembre rappresenta così un passaggio determinante verso l'Opas, mentre il futuro assetto di Mps, Mediobanca e della partecipazione in Generali resta uno dei dossier più importanti per la ridefinizione degli equilibri della finanza italiana.

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