TIM, Labriola e il top management aderiscono all’Opas di Poste: settimana decisiva per l’operazione
L’amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, e i dirigenti con responsabilità strategiche del gruppo hanno aderito all’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane, conferendo le azioni in loro possesso. La decisione rappresenta un segnale significativo nella fase conclusiva dell’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri azionari e industriali dell’ex monopolista delle telecomunicazioni. L’adesione del top management si è completata nella scorsa settimana, mentre i dettagli delle singole operazioni saranno comunicati attraverso le procedure di internal dealing previste dalla normativa. Il passaggio assume particolare rilievo perché arriva a pochi giorni dalla scadenza dell’offerta, fissata, salvo proroghe, all’11 settembre 2026.
La scelta dei vertici è coerente con la posizione già espressa dal Consiglio di amministrazione di TIM. Il 18 luglio il board aveva infatti giudicato congruo sotto il profilo finanziario il corrispettivo proposto da Poste, esprimendo inoltre una valutazione positiva sul razionale strategico e sulle prospettive industriali dell’operazione. L’Opas è stata promossa sulla totalità delle azioni ordinarie TIM non già possedute da Poste Italiane, che al momento del lancio deteneva circa il 20% del capitale. Per ogni azione portata in adesione, l’offerta prevede una componente in contanti pari a 1,67 euro e una componente azionaria costituita da 0,218 nuove azioni ordinarie Poste Italiane, secondo i valori rettificati dopo il raggruppamento azionario effettuato da TIM.
L’operazione è entrata ora nella fase più delicata. Alla fine della settimana precedente le adesioni risultavano ancora inferiori al 5,5% degli strumenti oggetto dell’offerta, mentre Poste ha subordinato l’efficacia dell’Opas al raggiungimento di almeno il 66,7% del capitale di TIM, salvo le condizioni e le eventuali rinunce previste dalla documentazione dell’offerta. La distanza tra le adesioni raccolte e la soglia indicata rende quindi decisive le ultime sedute. Anche l’andamento dei titoli in Borsa viene osservato con attenzione: TIM continua infatti a essere negoziata a un valore superiore, seppure di pochi punti percentuali, rispetto al corrispettivo implicito dell’offerta, una situazione che può influenzare le decisioni degli azionisti ancora indecisi.
L’ingresso di Poste nel capitale di TIM era iniziato prima dell’Opas e si inserisce in una strategia molto più ampia rispetto alla semplice partecipazione finanziaria. L’obiettivo dichiarato è costruire una realtà integrata capace di combinare telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi, pagamenti, energia e infrastrutture digitali, sfruttando una delle reti distributive più estese del Paese e la base clienti dei due gruppi. Poste considera TIM un elemento in grado di rafforzare la propria evoluzione verso il modello di platform company, creando opportunità di cross-selling e aumentando la capacità di offrire servizi integrati a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni.
Sul piano industriale, l’operazione arriva in una fase profondamente diversa per TIM rispetto al passato. Dopo la separazione della rete fissa e la cessione di NetCo, il gruppo guidato da Labriola ha concentrato le proprie attività sui servizi di telecomunicazione e sulle componenti a maggiore crescita, tra cui TIM Enterprise, cloud, cybersecurity e soluzioni digitali per le imprese. L’integrazione con Poste potrebbe quindi aprire nuovi spazi commerciali attraverso l’utilizzo congiunto delle rispettive basi clienti, dei canali fisici e digitali e delle infrastrutture tecnologiche. Una delle questioni centrali sarà comprendere in che modo queste sinergie verranno tradotte in crescita dei ricavi, riduzione dei costi e maggiore capacità competitiva.
Un primo quadro dettagliato della nuova configurazione industriale è atteso nel primo trimestre del 2027, quando Poste prevede di presentare il piano della realtà integrata. Fino ad allora, l’attenzione resterà concentrata sull’esito dell’offerta e sulle decisioni dei principali azionisti di TIM. L’adesione di Labriola e del top management assume in questo contesto un valore che va oltre il peso quantitativo delle azioni conferite: rafforza pubblicamente il giudizio favorevole già espresso dal consiglio di amministrazione e segnala la condivisione, da parte dei vertici operativi, del progetto industriale proposto dall’offerente. Le ultime giornate dell’Opas saranno così determinanti per stabilire se Poste riuscirà a trasformare la partecipazione già detenuta in un controllo destinato a cambiare strutturalmente la configurazione del gruppo telefonico italiano.





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